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ARCHITETTURA ORGANICA :
storia, teoria, scritti, argomentazioni, attualità
ARCHITETTURA ORGANICA ITALIA : Principi di Ecologia della Forma (GestaltEcologia) , di Mario Galvagni
Mario Galvagni
PRINCIPI DI ECOLOGIA DELLA FORMA
( GestaltEcologia )
1.-PREFAZIONE
Queste dispense che raccolgono gli argomenti delle lezioni inerenti il Seminario
dal titolo "Ecologia della Forma" (GestaltEcologia), tenuto alla Facoltà di
Scienze Politiche dell'Università di Pavia, presso il Corso di Sociologia Urbana
e Rurale del prof. Claudio Stroppa negli anni 1982, 1991, 1992, 1995, 1996,
1997, 1998,1999,2000,
2001,2003,2004,2005,2006,2007 e nel corso di Tecniche della Comunicazione
Pubblica presso la facoltà di architettura dell’Università di Parma
(2004-2005-2006-2007, aggiornate a quest'anno e che sono frutto di una lunga
attiva ricerca su questo argomento, consolidata da un collegamento interattivo
continuo con le mie ricerche di architetto, pittore e studioso di Sociologia
Rurale e Urbana e di Filosofia della Natura, nascono da un interrogativo
specifico.
Come mai esiste ancora oggi da parte delle Amministrazioni Pubbliche e delle
maggiori Università una quasi totale incapacità (al contrario delle epoche
passate) di voler comprendere l'espressione formale (Gestaltica) storica insita
nelle varie località che formano il Territorio. E come mai non si è generalmente
capaci di volgerla in un fatto culturale proiettivo verso la nostra
contemporaneità?
La risposta a questo duplice interrogativo ha, sia un riferimento storico di
tipo catastrofico, sia un riferimento di atteggiamento comportamentale
post-catastrofico da parte delle Comunità Locali, specialmente europee.
1.1 - L’anello mancante
Il riferimento storico di tipo catastrofico consiste nelle vicende delle due
guerre mondiali del 1914/18 e del 1939/45. Esse, con i 30 milioni di giovani
morti, hanno di fatto interrotto, dal punto di vista generazionale, il
collegamento degli studi teorici, sperimentali empirici pragmatici della
questione Gestalt (1), con il diretto sapere espresso dal lavoro creativo delle
varie comunità presenti sul territorio europeo. E’ l’anello di collegamento
mancante. Il riferimento di atteggiamento comportamentale post-catastrofico
consiste nell’essere disponibili ad entrare nel mondo affascinante del nostro
rapporto attivo con il Territorio estetico locale, senza porre delle soggettive
barriere psicologiche inerenti gli stereotipi culturali . Ed in particolare vuol
dire studiare e ristabilire, noi contemporanei, le complesse interazioni con
l'ambiente che ci circonda. Diventare così noi stessi, come nel passato pre-catastrofico, gli attori, nelle nostre specificità, delle scelte sulla
corretta trasformazione del Territorio stesso. Ne consegue che occorrerà
ricostruire e ricostituire nella storia i vari collegamenti, le connessioni, le
relazioni, in una parola le interazioni, che intercorsero tra il Territorio
inteso come insieme delle percorribilità e presenze umane che, dal punto di
vista morfologico, hanno caratterizzato la località: questo ci permetterà di
riflettere sul significato del nostro diritto a vivere in un contesto ambientale
contemporaneo di carattere estetico e sulla crisi della capacità di cui si
diceva prima e le possibili vie per un suo superamento.
1.2-Studi teorici e sperimentali nell’ambito della Gestalt
Agli inizi degli anni Trenta del secolo scorso ci fu un grande fervore di studi
teorici e di ricerche applicative inerenti il problema psicologico mediante
l’indagine della Psicologia della Forma (Gestalt-Psicology) (2), che prendono con
forza a svilupparsi in una direzione applicativa sia in Europa (3), che negli
Stati Uniti in relazione al lavoro originario della “Scuola di Chicago”. In
Europa, maturato nel contesto del dibattito psicologico dell’area
tedesca tra ‘800 e ‘900; dette ricerche mettevano in evidenza che l’ambiente di
vita viene comunque visto “letto”, interpretato sulla base di strutture, di
costellazioni, di relazioni (4).
Ma le ricerche, che ancora oggi, ci sembrano di grande importanza e attualità,
per comprendere come noi interagiamo dal punto di vista comportamentale con
l’ambiente sono dovute al lavoro originario del 1936, di Kurt Lewin (5)
(Professor of Child Psychology, Iowa Child Welfare Research Station, University
of Iowa), la cui prima traduzione in italiano è del 1970, (con un ritardo di ben
34 anni!).
Quest’autore, ha usato l’approccio teorico dal punto di vista della nascente
(allora) topologia algebrica () applicandolo sul campo a situazioni reali.
Fondamentale è la sua equazione matematica della Topologia della Persona
C
= f(P,A) , il Comportamento C è funzione delle due variabili dipendenti:
della Persona P e dell’Ambiente A. Il mio parere personale è che l’attualità del
lavoro di Lewin, consiste nell’aver studiato il comportamento della Persona con
gli strumenti di carattere geometrico-spaziale che li interconnette con la
morfologia dell’ambiente. Di conseguenza egli ha affrontato la molteplicità
delle interazioni ambientali e psicologiche studiandone gli stati d’equilibrio
armonico. Per queste ragioni queste ricerche costituiscono un precedente storico
che li connette con il carattere estetico delle morfologie ambientali, che ci
interessano dal punto di vista dell’Ecologia della Forma.
(),Gestalt: struttura (anche interiore),
organizzazione, e quando le condizioni esterne lo permettono, si determina una
trasformazione spontanea che va verso una forma “migliore” (a meno che “la
migliore” forma non sia già realizzata ).
(2)-Gestaltpsycologie=Psicologia della Forma.
Orientamento della Psicologia Contemporanea sorto all’inizio del ’900 in
Germania ad opera di M. Wertheimer*, W. Köhler**, K. Koffka***. Si oppose sia
all’associazionismio sia al comportamentismo, sostenendo che la percezione
coglie, anzichè somme o giustapposizioni di particolari, totalità strutturate
secondo forme globali.
La teoria, dapprima psicologica, si è in seguito allargata in una concezione
filosofica generale dei fatti biologici e fisici (Wertheimer, Köhler, Koffka).
Essa consiste nel considerare i fenomeni non più come una somma di elementi che
si tratta innanzitutto di isolare, di analizzare, di sezionare, ma come degli
assiemi (Zusammenhänge) costituenti unità autonome, che manifestano una
solidarietà interna, ed hanno leggi proprie. Ne consegue che il modo d’essere di
ogni elemento dipende dalla struttura dell’insieme e delle leggi che lo reggono.
Né psicologicamente, né fisiologicamente, l’elemento preesiste all’insieme: esso
né più immediato né precedente; la conoscenza del tutto e delle sue leggi non
può essere dedotta dalla conoscenza separata delle parti che vi si incontrano.
Di più, secondo questa dottrina, si ha per ogni tipo di fenomeno una gerarchia
di forme possibili, nel senso, del vasto significato dato alla parola tedesca
(), Gestalt: struttura (anche interiore), organizzazione, e quando le condizioni
esterne lo permettono, si determina una trasformazione spontanea che va verso
una forma “migliore” (a meno che “la migliore” forma non sia già realizzata ).
(3)-Storia della Scienza-Diretta da Paolo Rossi-Gruppo Editoriale L’Espresso-7
(2006),60.
(4)-Storia della Scienza-Diretta da Paolo Rossi-Gruppo Editoriale L’Espresso-7
(2006),68.
Bibliografia
* M. Wertheimer, Drei Abhandlungen zur Gestalttheorie, Erlangen, 1925.
M. Wertheimer, Productive thinking, New York-London, 1939.
**W. Köhler, Gestalt Psycology, London, 1930.
***K. Koffka, Priciples of Gestalt Psychology, New York, 1935.In italiano: David
Katz, La Psicologia della forma, Giulio Einaudi Editore, Torino (1950).
C. Musatti, La psicologia della forma, Rivista di filosofia, 1929.
C. Musatti, I fattori empirici e la teoria della forma, Rivista di Psicologia,
1930, 26, p.259.
C. Musatti, Forma e movimento, Atti del Reale Istituto Veneto di scienze,
lettere ed arti, 1937.
C. Musatti, Elementi di psicologia della forma, Padova 1938.
E. Rignano, La teoria della nuova scuola psicologica tedesca contrapposta
all’associazione della scuola psicologica inglese, Rivista di Psicologia, 1927,
23, p.185.
(5) Kurt Lewin. Principi di Psicologia Topologica, OS, Firenze (1970).
PSICOLOGIA
Termine, risalente al sec.XVII, che designa lo studio e l’osservazione
dell’anima umana: fino al sec.XIX era considerata una disciplina filosofica, in
quanto si proponeva come problema principale quello della natura dell’anima;
soltanto nel sec. XIX, per merito dei tedeschi Weber, Fechner e Wundt, essa
diventa una scienza autonoma con un metodo rigoroso, analogo a quello delle
scienze naturali, volta a descrivere i fenomeni della vita affettiva e mentale
istinti, emozioni, sentimenti, percezioni, memoria, volontà, intelligenza e a
determinarne le concezioni. (1a)
(1a), Queste note sintetiche esplicative sono tratte dal Dizionario critico di
Filosofia Lalande dell’ISEDI -1971.
()-TOPOLOGIA
Topologia algebrica, una branca della geometria che descrive le proprietà di una
figura lasciate invariate
da distorsioni di tipo continuo quali la dilatazione e la formazione di nodi
.(Dal Dizionario Collins della
Matematica –Gremese Editore-(1995).
2.-PREMESSA
2.1-L’ambiente cosmico in cui siamo immersi
Prima d’affrontare gli argomenti specifici della ricerca morfologica sul
territorio occorre essere consapevoli del carattere strutturale del contesto
fisico in cui viviamo. Vale a dire di conoscere, almeno nelle linee principali,
dal punto di vista delle Leggi della Natura, come è considerato e interpretato
lo spazio e il tempo da noi contemporanei.
L’intervallo di tempo in cui ognuno di noi è bambino è definito dal nostro
percorso (solidale con la Terra) di circa 12 giri attorno al Sole. Dodici
percorsi lungo una geodetica che rappresentano un evento spazio-temporale di
carattere geometrico.
Ne consegue, che fin dall’origine della nostra vita e nel suo periodo formativo
di evoluzione adattativi, esiste una stretta connessione, insita nella natura
umana (che risulta formativa e determinante per tutta la nostra vita), tra uno
spazio topologico metrico della Terra nel suo viaggio attorno al Sole (e alla
Galassia) e la fisicità del nostro corpo in relazione alla morfologia del
territorio estetico in cui viviamo che è composto dalla totalità delle opere
dell’uomo.
Esse siano di carattere agricolo o urbano o misto e delle componenti espressive
che le comunità locali tramandano nel tempo, come anche dal linguaggio e dai
suoni di quella località: nell’insieme esse formano quello che noi definiamo il
paesaggio, che altro non è se non la natura locale antropizzata e che
costituisce quello che noi oggi chiamiamo l’ambiente.
L’ambiente, nella sua fisicità, è quindi una sorta di stratificazione storica
nel tempo (numero di giri attorno alla nostra stella) di tutti gli eventi
morfologici operati dalla comunità locale. Il compito affidato dalla storia ai
contemporanei nelle varie epoche, non è altro che quello di sommare
(stratificare) il proprio apporto alle opere esistenti delle comunità
precedenti.
Dal punto di vista spaziale della località essi hanno la possibilità di sommarle
al di sopra, al di sotto o a fianco dell’esistente. Nei primi due casi si tratta
di stabilire con l’esistente un rapporto estetico di ristrutturazione,
nell’altro di stabilire con l’esistente un rapporto estetico con un’opera
interamente nuova, che quindi appartiene tutta alla propria epoca.
Quasi sempre questo fenomeno è dettato dalle globali esigenze, vocazioni e
comportamenti del corpo sociale, nella sua interezza storica, corpo che ne è
quindi l’autore storico con tutte le categorie, nel bene e nel male, delle
proprie responsabilità di fronte alla storia.
L’Ecologia della Forma , è una libera invenzione comportamentale del pensiero
dell’uomo, è un concezione interattiva, una disciplina, sedimentata nella
storia, che le comunità hanno sempre applicato a livello anche inconscio ma che
è insita in ogni località territoriale ed è sempre esistita. E’ paragonabile ad
una sorta di codice genetico di tutte le risorse utilizzate in modo interattivo
dall’uomo per costruire il proprio ambiente di vita: da
quelle materiali a quelle espressive comportamentali, da quelle tecniche e
costruttive a quelle dell’arte.
E’ soltanto nella nostra epoca che si è tentato di dare alla concezione di
Ecologia della Forma, che meglio si dovrebbe dire Gestalt Ecologia una struttura
logica e di costruire una sorta di insieme di libere regole di applicazione.
Esse si basano su di una originaria legge fisica della natura (scoperta dalla
Teoria della Relatività Generale (1)) in cui i campi di curvatura si trasformano
in campi metrici pur di essere in moto e viceversa. E questa interazione locale
è uguale alla corrispondente densità di energia. Gli esseri viventi nascono
lungo la direttrice radiale rispetto al centro della Galassia e, nei loro
percorsi attorno al Sole (e alla Galassia), vivono e si evolvono solidali alla
geodetica che è la forma geometrica dello spazio-tempo curvo. Questa struttura
morfologica geometrica universale (da qui il nome di Ecologia della Forma) è
quindi insita nella programmazione genetica della struttura vivente, persino nel
DNA e risulta formativa e determinante per tutta la nostra vita.
La costruzione di queste regole di applicazione è divenuta una sorta di libera
metodologia applicativa, che di volta in volta occorre costruire, perché legata
e interconnessa con le problematiche ambientali locali, che variano da località
a località, ed è stata iniziata ed ha trovato applicazione contemporaneamente
alla nostra attività di ricerche teoriche e di progettualità architettonica sui
vari territori estetici locali.
Il principale problema che l’Ecologia della Forma pone a noi contemporanei nella
sua applicazione, è quello di studiare le interazioni tra l’uomo e la forma del
territorio estetico locale e diventare noi stessi gli attori delle scelte sulla
corretta trasformazione del territorio stesso. Ne consegue che occorre
ricostruire nella storia i vari collegamenti e gli interscambi di informazioni a
tutti i livelli, in una parola le interazioni che intercorsero tra il territorio
estetico e le presenze umane che hanno caratterizzato le località: ciò per
sottolineare il nostro diritto a vivere in un contesto ambientale contemporaneo
di carattere estetico, dove l’arte della Gestalt dell’architettura deve essere
portata al massimo livello di espressione ambientale: suolo ed edifici.
Uno degli strumenti fondamentali di cui questa ricerca si avvale sono le matrici
formali : ciò che le comunità locali hanno individuato, dal punto di vista della Gestalt, e reperito nel luogo di insediamento ed in seguito hanno utilizzato per
costruire progettualmente il loro territorio. Nella fase applicativa queste
matrici debbono essere individuate, selezionate ed elaborate in modo interattivo
con le varie componenti inerenti i quesiti compositivi imposti dal progetto per
poi attuarne la sua realizzazione. Per scoprirlo occorre quindi una sorta di
lavoro di decodificazione di questo vasto Codice che ognuno di noi ripercorre percettivamente, sia a livello fisico che mentale, nella vita di ogni giorno.
L’atteggiamento più favorevole per decodificare è quello di porsi in un rapporto
interattivo con tutte le componenti ambientali. Ma dobbiamo intenderci sul
significato del termine interazione. Avremo modo di approfondire questa
importante questione anche in seguito. Ma fin d’ora dobbiamo precisare che esso
significa soprattutto scambio di
informazioni. A tutti i livelli.
Porsi in un rapporto interattivo vuol dire quindi essere disposti ad uno scambio
di informazioni, in atteggiamento di interscambio, dare e ricevere informazioni
percettive, con le persone e l’Ambiente socio-estetico, sia dalla Natura che da
quello costruito dall’Uomo, sia Reale che Virtuale e correlarle tra loro. Per
capire la forma di queste relazioni occorre concentrarsi sul concetto di
Poliscienza. La Poliscenza (che è la forma applicativa dell’unitarietà del
sapere) unisce trasversalmente le morfologie delle varie discipline.
2.3-Il ruolo delle Arti Visive, dell’Architettura e della Filosofia della
Natura
Occorre subito precisare che il carattere morfologico di un ambiente e di
conseguenza del territorio estetico non nasce per caso. Esso dipende
strettamente da un insieme d'accadimenti che si manifestano nelle comunità
locali e che sono ora da noi studiati, rappresentati e descritti dai Sistemi
Evolutivi adattativi della Pittura (delle arti figurative in genere)
dell’Architettura e della scienza contemporanea secondo un percorso non lineare
e interattivo. Questo percorso si ramifica dall’indagine conoscitiva del
territorio estetico locale, con la rappresentazione dell’arte pittorica delle
comunità locali, con la conseguente individuazione di una sorta di vocabolario
della fisicità delle forme delle località: dalla rappresentazione della
morfologia del suolo, alle spazialità di vita dell’Architettura locale.
Nel suo insieme stabilisce la relazionalità interattiva con la rappresentazione
del mondo della scienza coeva.
Per una maggiore comprensione di sintesi dei processi evolutivi correlati
vengono qui
presentati i quattro diagrammi dai titoli che seguono.
1)-Evolutivi (adattativi) interattivi con l’Ecologia della Forma.
2)-Processi del Sistema Evolutivo(adattativo) dell’Architettura in relazione
all’Ecologia della Forma.
3)-Processi del Sistema (adattativo) della Pittura (arti visive) in interazione
con l’Ambiente Interno.
4)-Processi del Sistema (adattativo) della Fisica Teorica (Filosofia della
Natura)
in interazione con l’Ambiente delle Leggi della Natura.
GLOSSARIO
*Ecologia, dal greco ôikos, “casa, dimora”, e logia, “studio”; studio della
casa, intesa come ecosistema locale e
oggi della Dimora Terra. Studia i rapporti fra tutti gli organismi viventi e
l’ambiente circostante, (nella sua
accezione forte). Mentre lo studio dei rapporti tra l’uomo e l’ambiente è nelle
sua accezione cosiddetta debole.
Il termine fu coniato nel 1866 dal biologo tedesco Ernst Haeckel (citato da
Fritjof Capra nella Rete della Vita, Rizzoli (1997) -a p.44), che la definì come
la scienza delle relazioni fra l’organismo e il mondo esterno circostante.
Per analogia, l’Ecologia della Forma studia i rapporti e le interazioni tra
l’uomo e la Forma (Gestalt) del territorio socioestetico locale.
**Matrice formale : origine e radice dell’oggetto che costituisce la forma
idonea ad essere riprodotta in un altro
oggetto.Dal latino mater matris=madre.
***Sistemi dal greco synestanai , “porre insieme”: Fu il biochimico Lawrence
Henderson ad usarlo per indicare
sia i sistemi viventi sia i sistemi sociali. Dopo di lui, detto termine, ha
assunto il significato aggregativo, la cui
comprensione è dovuta allo studio delle relazioni tra le sue parti (cfr. Anche
Fritjof Capra nella Rete della Vita ,
Rizzoli (1997) -a p.38).
Diagramma 1-
SISTEMI EVOLUTIVI (ADATTATIVI) COMPLESSI INTERATTIVI CON L'ECOLOGIA DELLA FORMA :
Occorre precisare che questo diagramma, come gli altri che seguono, esprime
delle procedure applicative, che ogni comunità d'ogni epoca ha costruito ed
applicato seppur a livello inconscio. Lo studio delle testimonianze materiali
che sono rimaste provano quest'affermazione. La dimostrazione è che si possono
compilare questi diagrammi con le corrispondenti direttrici di ricerca
applicativa e la conseguente individuazione delle matrici formali d'ogni
epoca storica. Particolare rilievo assume lo studio dei diagrammi applicativi
del Sistema inerente la Filosofia della Natura: essi comprovano, disegnano ed
esprimono la connessione degli eventi culturali della corrispondente epoca
storica. In altre parole esprimono l’Unitarietà del Sapere e della Cultura
dell’epoca. Non è possibile infatti comprendere l’atteggiamento della comunità
locale rispetto alla costruzione del proprio Territorio Estetico senza conoscere
il suo atteggiamento rispetto alla Filosofia della Natura conosciuta all’epoca.
Il Diagramma -1, descrive lo schema del processo generale dei Sistemi
evolutivi (adattativi) che entrano in interazione con l’Ecologia della Forma
(diagramma ellittico). Le interazioni (frecce bidirezionali) s'attuano con le
tre branche delle ricerche: di Architettura, di Pittura (arti figurative in
genere), di Fisica Teorica (sulle leggi della Natura), mediante lo scambio
d'informazioni (a tutti i livelli) con le corrispondenti opere della specifica
ricerca (diagrammi a rombo). A loro volta le opere entrano in interazione
(frecce bidirezionali) con le metodologie di ricerca attinenti ai corrispondenti
Sistemi Evolutivi:
1) dell’Architettura
2) della Pittura (arti visive)
3) della Fisica Teorica (Filosofia della Natura),
(diagrammi rettangolari).
Diagramma - 2
PROCESSI DEL SISTEMA EVOLUTIVO (ADATTATIVO) COMPLESSO DELL’ARCHITETTURA IN RELAZIONE CON L’AMBIENTE ESTERNO :
Il Diagramma -2, descrive lo schema dei processi evolutivi dell’Architettura.
Occorre immaginare che questo diagramma sia inserito nel primo, al posto del
diagramma rettangolare relativo all’Architettura.
S'inizia con l’indagine conoscitiva sul Territorio Estetico Locale, che è
assimilato all’AMBIENTE ESTERNO (diagramma ellittico) esso entra in interazione
(frecce bidirezionali) con le direttrici della ricerca.
L’indagine conoscitiva è a sua volta suddivisa in tre direttrici (diagrammi a
rombo con indicati i numeri 1,2,3). Le direttrici sono scelte e strutturate
mediante scambi interattivi tra il gruppo di ricerca e la comunità locale. Esse
ricercano la metodologia d'individuare, estrapolare ed elaborare le matrici
formali (diagrammi ellittici).
Questi insiemi d'informazioni vengono ad essere raccolte ed elaborate per
ricercare gli algoritmi elettronici atti a formulare un programma di simulazione
elettronica (linee con frecce unidirezionali verso il diagramma circolare).
La direttrice 1 stabilisce lo studio della cultura del lavoro creativo locale.
Esso rappresenta una miniera di informazioni storiche e morfologiche a cui non
si può prescindere se si vuole definire un rapporto interattivo con la nostra
quotidianità. Avremo modo di vedere, in seguito, riferendoci agli esempi delle
ricerche ecologico formali svolte sul territorio estetico locale le molteplici
connessioni sul carattere del lavoro creativo della comunità locale. Ciò ci
permette di individuare, documentare e studiare le corrispondenti matrici
formali insite nella località:
• l’uso costruttivo dei materiali locali.
• I movimenti di terra. Essi rappresentano l’azione modellatrice del suolo da
parte della comunità locale e vengono a costituire il peculiare carattere
morfologico del paesaggio che è strettamente connesso con la percorribilità e
percettività morfologica del suolo.
• Le testimonianze storiche e in uso delle tecniche costruttive attinenti le
colture attive, nel loro aspetto costruttivo, morfologico ed estetico.
• La costruzione degli oggetti quotidiani relazionati alla vita familiare e
comunitaria.
La direttrice 2 stabilisce lo studio del territorio estetico locale. Esso
rappresenta una miniera di informazioni storiche e morfologiche a cui non si può
prescindere se si vuole definire un rapporto interattivo con il territorio.
Avremo modo di vedere, in seguito, riferendoci agli esempi delle ricerche
ecologico formali svolte sugli specifici territori estetici le molteplici
connessioni sul carattere del lavoro creativo delle comunità locali. Lo schema
di
individuazione, documentazione e studio delle corrispondenti matrici formali è
diretto verso:
• la struttura e morfologia della casa contadina locale.
• Il sistema morfologico delle colture, degli orti e dei giardini.
• Il trattamento morfologico della luce naturale.
• I caratteri morfologici della vegetazione locale.
• L’utilizzo degli agenti atmosferici nella dinamica morfologica dell’aggregato
abitativo.
• Le direttrici delle visuali percettive in relazione alla dinamica delle
percorribilità estetiche della località.
• Gli aspetti macro e micromorfologici del suolo.
La direttrice 3 stabilisce lo studio delle Azioni Propositive. Esso rappresenta
una indagine conoscitiva degli atteggiamenti comportamentali della comunità
locale verso il proprio territorio estetico. Lo schema di individuazione,
documentazione e studio delle corrispondenti matrici formali è diretto verso:
• Il carattere aggregativo delle architetture urbane e rurali locali.
• La valorizzazione degli atteggiamenti comportamentali di solidarietà.
• Le azioni comportamentali simboliche di carattere aggregativo.
• Le costruzioni spirituali in relazione alle aspettazioni di carattere
comunitario.
Infine quest'insieme d'informazioni viene ad essere raccolto ed elaborato per
ricercare gli algoritmi elettronici atti a formulare un programma di simulazione
elettronica (diagramma circolare).
A titolo di avvertimento dobbiamo sottolineare che le discipline della
Sociologia dell’Economia e della Politica entrano in interazione finale con le
aspettative della direttrice di ricerca 3 delle Azioni Propositive Proiettive
del Diagramma N°.2.
Diagramma - 3
PROCESSI DEL SISTEMA EVOLUTIVO (ADATTATIVO) COMPLESSO DELLA PITTURA IN
INTERAZIONE CON L’AMBIENTE INTERNO :
Il Diagramma -3, descrive lo schema dei processi evolutivi della Pittura (Arti
Visive).
Occorre immaginare che questo diagramma sia inserito nel primo, al posto del
diagramma rettangolare relativo alla Pittura.
S'inizia con l’indagine conoscitiva sul Territorio Estetico dei Percorsi
Quotidiani, che è assimilato ora all’AMBIENTE INTERNO (diagramma ellittico) esso
entra in interazione (frecce bidirezionali) con le direttrici della ricerca.
L’indagine conoscitiva è a sua volta suddivisa in tre direttrici (diagrammi a
rombo con indicati i numeri 1,2,3). Questi insiemi d'informazioni vengono ad
essere raccolte ed elaborate per ricercare gli algoritmi elettronici atti a
formulare un programma di simulazione elettronica (linee con frecce
unidirezionali verso il diagramma circolare).
La direttrice 1 è scelta e strutturata in scambi interattivi con la ricerca
introspettiva mediante autoritratti e diari videopittorici che descrivono il
percorso percettivo delle categorie della ricerca. Essa ricerca la metodologia
interattiva (freccia unidirezionale) d'individuare, estrapolare ed elaborare le
matrici formali (diagramma ellittico).
Occorre a questo punto precisare che lo schema di individuazione, documentazione
e studio delle corrispondenti matrici formali è per ragioni di unitarietà del
sapere in stretta connessione con le categorie centrali della Filosofia della
Natura.
Nella nostra contemporaneità la categoria centrale di studio è l’immagine e la
struttura del vuoto. Vale a dire la ricerca della rappresentazione interattiva
dello spaziotempo tra le oggettualità, cioè tra le aggregazioni di energia.
Lo schema di individuazione, documentazione e studio delle corrispondenti
matrici formali è quindi diretto verso:
• Le Pressioni Formali
• Le Espansioni Formali
• Le Particelle Liriche
• Le Bande Luminose
• I Blocchi Luminosi
• Le Omotopie Luminose
La direttrice 2 è scelta e strutturata in scambi interattivi con la ricerca
verso la percettività esterna mediante escursioni pittoriche volte a
rappresentare paesaggi e diari videopittorici che descrivono i percorsi
percettivi abitativi all’aperto. Essa ricerca la metodologia interattiva
(freccia unidirezionale) d'individuare, estrapolare ed elaborare le matrici
formali (diagramma ellittico). Anche qui prosegue la documentazione e lo studio
delle corrispondenti matrici formali in stretta connessione con una scelta
iconografica che è posta in relazione con la morfologia della località.
Lo schema di individuazione, documentazione e studio delle corrispondenti
matrici formali è quindi diretto verso:
• Gli Oggetti e i Personaggi Mitologici Locali.
• Le Isole Luminose.
• Le Microlocalità Formali.
• Le Località Formali.
• I Percorsi Percettivi Formali.
• Gli Animali Locali
Infine la direttrice 3 è strutturata per lo studio
interattivo tra le oggettualità, rappresentate dalle persone vicine, in
interazione con i propri sentimenti che coinvolgono gli amori, i figli, le
amicizie e le percezioni poetiche di questi eventi. Essa interagisce sempre con
L’AMBIENTE INTERNO (freccia bidirezionale) ma si rivolge alla ricerca verso la
percettività dello spazio pittorico tra queste categorie con i peculiari mezzi
ricavati dalle matrici formali il cui schema di individuazione, documentazione è
diretto verso lo spazio:
• Delle Pressioni Morfologiche.
• Delle Espansioni Morfologiche.
• Delle Località Morfologiche.
• Delle Percorribilità Percettive Morfologiche.
Diagramma - 4
PROCESSI DEL SISTEMA COMPLESSO (ADATTATIVO) DELLA FISICA TEORICA (Filosofia
della Natura) IN INTERAZIONE CON L’AMBIENTE DELLE LEGGI DELLA NATURA
Il diagramma -4, descrive lo schema dei processi evolutivi della Fisica Teorica
(Filosofia della Natura). Occorre, anche qui immaginare, che questo diagramma
sia inserito nel primo, al posto del diagramma rettangolare relativo alla Fisica
Teorica (Filosofia della Natura).
S'inizia con l’indagine conoscitiva sull’ambiente delle Leggi della Natura,
(diagramma ellittico) esso entra in interazione (frecce bidirezionali) con le
direttrici della ricerca. L’indagine conoscitiva è a sua volta suddivisa in tre
direttrici (diagrammi a rombo con indicati i numeri 1,2,3). Questi insiemi
d'informazioni vengono ad essere, a loro volta, raccolte ed elaborate per
ricercare gli algoritmi elettronici atti a formulare un programma di simulazione
elettronica (linee con frecce unidirezionali verso il diagramma circolare).
La direttrice 1 è scelta e strutturata in scambi interattivi con la conoscenza
degli studi sulla problematica della Teoria della Relatività Generale (1) e i
relativi problemi dei campi metrici che si trasformano nei campi di curvatura
pur di essere in moto e viceversa e della sua estensione teorica. Essa ricerca
la metodologia interattiva (freccia unidirezionale) d'individuare, estrapolare
ed elaborare le matrici formali (diagramma ellittico). Nella nostra
contemporaneità la categoria centrale di studio è l’immagine e la struttura del
vuoto. Vale a dire la ricerca della rappresentazione interattiva dello spaziotempo tra le oggettualità, metriche e di curvatura, cioè tra le
aggregazioni di energia. Lo schema di individuazione, documentazione e studio
delle corrispondenti matrici formali è quindi diretto verso la forma degli enti
matematici atti a descrivere i fenomeni geometrici spazio-temporali:
Le matrici formali sono:
• Il Tensore Principale Idrodinamico.
• La forma delle densità di energia
• Lo spazio di omotopia
• Le equazioni di stato.
La direttrice 2 è scelta e strutturata in modo di applicare “Il principio
generale di relatività che ci pone in grado di derivare teoricamente l’influenza
di un campo gravitazionale sul corso di un processo naturale, le cui leggi sono
già conosciute quando manchi un campo gravitazionale.”Esso ricerca la
metodologia interattiva (freccia unidirezionale) d'individuare, estrapolare ed
elaborare le matrici formali (diagramma ellittico). Lo schema di
individuazione, documentazione e studio delle corrispondenti matrici formali è
quindi diretto verso:
• I raggi di curvatura spaziotemporale
• La struttura della costante di Fermi
• Il Bosone gravitazionale di curvatura
• La rappresentazione ondulatoria
• Lo spazio di omotopia
La direttrice 3 è scelta e strutturata in scambi interattivi con la ricerca
verso la percettività dello spazio fisico nel dominio macroscopico e in quello
delle particelle in relazione agli eventi spazio-temporali dei Gruppi di Omotopia (trasformazioni delle curvature l’una nell’altra). Essa ricerca la
metodologia interattiva (freccia unidirezionale) d'individuare, estrapolare ed
elaborare le matrici formali (diagramma ellittico). Lo schema di individuazione,
documentazione e studio delle corrispondenti matrici formali è quindi diretto
verso:
• Il nuovo campo cosmologico
• Le onde di curvatura
• La struttura idrodinamica di omotopia post-esplosiva
La direttrice 4 è scelta e strutturata in scambi interattivi con la ricerca
verso la percettività dei Gruppi di Omotopia elettronici e Planetari. Essa
ricerca la metodologia interattiva (freccia unidirezionale) d'individuare,
estrapolare ed elaborare le matrici formali (diagramma ellittico). Lo schema di
individuazione, documentazione e studio delle
corrispondenti matrici formali è quindi diretto verso:
• La Simmetria Gruppale della struttura omotopica dell’energia di curvatura.
• Lo studio dei decadimenti gravitazionali
• I bosoni di curvatura descrivono la gravità quantistica
3.-ANTICIPAZIONI SPONTANEE DI ECOLOGIA DELLA FORMA NELLA STORIA
Prima di affrontare il problema di trovare e capire quali sono le tracce delle
anticipazioni d’ecologia formale nella storia occorre definire il concetto e il
significato di Territorio Estetico.
Il territorio estetico è inteso come insieme delle opere umane (edifici e suolo)
ed è caratterizzato dalla peculiare morfologia estetica che esso viene ad
assumere nel tempo.
Ogni forma, sul territorio estetico, viene così ad essere dipendente dalle altre
in funzione dei loro scambi d’informazione. Essi variano da luogo a luogo, come
da località a località variano le forze in gioco.
Nasce così il concetto percettivo di "ecologia della forma"
del territorio,
definito come locus e quindi la gravitazione della cultura locale in esso e del
Territorio inteso come etnia, cioè della cultura storica di una comunità, di un
popolo e quindi di uno spaziotempo diffuso in esso.
L'Ecologia della Forma, in analogia con l'ecologia biologica* (studio delle
interazioni tra gli organismi viventi e il territorio) analizza i rapporti e gli
scambi di informazione morfologici tra l'uomo e il Territorio Estetico locale
(cultura del lavoro creativo locale più cultura storica).
Dal punto di vista dell'ecologia della forma, lo studio di questi rapporti di
interscambio, implica la ricerca delle matrici formali che la Comunità locale ha
individuato e reperito nel luogo di insediamento ed in seguito ha utilizzato per
costruire progettualmente il "Territorio Estetico".
Che cosa intendiamo per matrici formali? Le matrici formali le consideriamo
degli elementi di morfologia estetica originaria, cui la Comunità, fa continuo
riferimento e che forniscono a noi la chiave dell’interpretazione formale
progettuale dell'Ambiente, del Territorio.
Nell’ambiente del nostro territorio nazionale un esempio, nel passato, che
risale fin dalla prima età Comunale, le matrici formali possono considerarsi la
sistemazione dei terreni collinari, nelle parti più scoscese, frutto
dell'iniziativa individuale della popolazione locale.
Già nella prima epoca comunale (secolo XIII) (cfr. referenza (2), pag.133) "...In
Sicilia, sulle riviere del mezzogiorno, in Toscana, sulla Riviera Ligure, per le
colture più ricche, e talora per quelle della vite, già si ricorre qua e là ad
una sistemazione del suolo collinare in "cunzarri", in "lenze", in "fasce", in
"ripiani", in "terrazze", come variamente si chiamano, (cfr. figure 1,2,5,6).
In epoca rinascimentale queste sistemazioni a ciglioni e muri a secco, ha
improntato di sé il paesaggio della Lucchesia e della riviera dei laghi
subalpini (cfr. figura 2). Ma la diffusione di queste caratteristiche
sistemazioni collinari si estese soprattutto nel corso del secolo XV per merito
dei contadini e agronomi toscani (collina fiorentina e del Chianti) e veneti (cfr.
ref.(), pagg.318-319), dove il suolo viene ad assumere una forma ambientale
mediante l’opera della comunità locale e di conseguenza il contesto naturale è antropizzato.
In Liguria nel terrazzamento ligure, realizzato per ricavare porzioni di terreno
piano di coltivo, la terra è contenuta mediante la costruzione di muri in pietra
eseguiti a secco, cioè senza leganti di calce o sabbia e cemento. I sassi,
ciottoli e pietre erano radunati e accumulati nel tempo per poter in seguito
essere utilizzati per la costruzione del contenimento della terra di coltivo.
Essa era portata e movimentata sul posto mediante l’opera manuale della comunità
locale, (cfr.Figure 3,4,5).
Ma come possiamo interpretare l'atteggiamento ecologico-formale dei costruttori
dei terrazzamenti (chiamati in luogo fasce)? In questo caso la necessità di
ricavare il terreno di coltivo e di risolvere il problema dello smaltimento
delle acque piovane lungo il pendio delle colline ha posto un problema tecnico
contingente che fu risolto dalle comunità locali mediante una serie
d’accorgimenti di notevole significato tecnico e ambientale.
Basta osservare: che le altezze dei muri, e quindi i dislivelli tra una fascia e
l'altra sono sempre a misura d'uomo con il braccio teso in alto per comunicare
manualmente nello scambio degli attrezzi e nella raccolta dei prodotti delle
colture; che i collegamenti tra le fasce sono garantiti da scale incorporate nel
muro stesso mediante la costruzione di gradini (cfr. Figura 5) o mediante
ponticelli lignei (cfr. Figura 6), come pure incorporate sono molto spesso anche
delle lastre di pietra forate per alloggiare la carassa, cioè il palo di
castagno per la controventatura della vite (cfr.Figura 8).
Quindi l'atteggiamento di fronte all'ambiente naturale fu prima di tutto quello
di risolvere un problema tecnico contingente, ma contemporaneamente vi fu anche
un atteggiamento estetico-formale acquisito e tramandato nel tempo.
Possiamo quindi interpretare questo tipo di atteggiamento come anticipazione
spontanea di ecologia della forma da parte delle comunità locali di quei tempi.
Di significato analogo sono da considerarsi gli argini in terra per ricavare le
risaie in alcune località del sud-Est della Cina meridionale, tra i monti Ailao
come quelli costruiti dalla comunità locale degli Hani, nomadi provenienti dal
Tibet (cfr. figure 9 e 10); la morfologia delle opere di raccolta e
convogliamento delle acque piovane sul territorio collinare e montano; nonché
tutti quegli accorgimenti formali e costruttivi inerenti che, nel tempo, hanno
per noi assunto il significato e l'interpretazione di cultura creativa contadina
locale e che formeranno oggetto di discussione nell'ambito della nostra seconda
giornata dedicata alle Metodologie per le Ricerche Relazionali di Ecologia
Formale sul Territorio.
L'insieme di tutte queste anticipazioni di ecologia della forma hanno
contribuito a costituire la cultura creativa dei costruttori dei luoghi di
abitazione e di culto rurali ed urbani, come la città-santuario di Machu Picchu
in Perù (cfr.figura11), costruita dagli Incas dal XIII al XV secolo, nelle cui
morfologie si unisce, in una mirabile sintesi formale, l’architettura dei
templi, delle abitazioni e dei terrazzamenti a gradoni del territorio agricolo
con il carattere morfologico della natura locale.
Quelle Comunità locali, a loro volta, hanno lasciato le tracce nelle opere delle
loro componenti di morfologia estetica, che di conseguenza costituiscono
anch'esse una cospicua e significativa anticipazione di ecologia della forma.
Dal punto di vista estetico le prime anticipazioni, della cultura creativa di
questi costruttori, sono da considerarsi gli "Ordini" nell'ambito degli
"Stili"
architettonici. Sotto il profilo della ricerca ecologico formale gli ordini
rappresentano la sintesi formale dell'impiego spontaneo delle matrici locali.
Infatti esse preservano nel tempo l'invenzione morfologica originaria che si
riferiva sempre a particolari naturali presenti nel territorio locale, come per
esempio nell’ Heraion di Olimpia nella Grecia antica del periodo dorico del IX
secolo, dove venivano, in quel periodo, sostituite le primitive colonne
realizzate in legno (a similitudine degli alberi del bosco) e in seguito in
tufo, con colonne di marmo, venendo così ad attuare una sorta di astrazione
simbolica di un percorso percettivo naturale, (cfr. figura 12). Infatti la
paziente osservazione della morfologia delle vibrazioni luminose sulle superfici
delle cortecce dei fusti degli alberi del bosco locale ha permesso alle comunità
locali dei costruttori dell’antica Grecia di rappresentarle simbolicamente nelle
scanalature delle colonne delle loro architetture (cfr. figura 13).
La loro evoluzione testimonia l'atteggiamento peculiare della comunità locale e
delle sue interazioni con l'ambiente, come nel IV secolo nella scuola di
Prassitele, dove le partizioni delle lesene delle colonne con le modanature
dell’epoca vengono a scandire uno spazio simbolico del bosco, in cui anche i
panneggi delle vesti delle diciotto donne che lo compongono vengono ad essere
trattate con la stessa concentrazione luminosa e formale delle scanalature delle
lesene-alberi, (cfr. figura 15 e anche 16)).
Nella completezza di queste Categorie Ecologico-Formali (e in altri simili) la
Natura viene ad essere antropizzata e diventa così paesaggio. Acquisiamo quindi
il concetto che il paesaggio è la Natura modificata dall'uomo nell'ambito
dell’ecologia della forma, caratterizzandosi durante il processo di
stratificazione temporale e perciò Storica.
Ed è proprio durante il processo di stratificazione storica che verifichiamo la
continuità dell'applicazione di quegli elementi di morfologia estetica
originaria che noi abbiamo individuato e riconosciuto come matrici. Un esempio
della Magna Grecia è il capitello di megara Hyblaea della fine del VI secolo,
con la rappresentazione della sintesi formale di una palma che raccordata dai
caulicoli costituisce di per sé una matrice formale individuata e utilizzata
dalla comunità dei costruttori dell’epoca , (cfr. figura 17 e anche 18).
La stretta connessione tra la formazione della sistemazione ambientale a
terrazze dei terreni collinari, anche dell’antica Grecia, veniva attuato con la
realizzazione degli spazi architettonici delle Polis, dove il gradonaggio in
marmo locale svolgeva un ruolo di continua sorpresa nella variazione degli
eventi formali che è data dalla sintesi simbolica con le matrici formali che la
comunità dell’epoca aveva saputo individuare, (cfr. figura 19 e anche 20).
Venivano attuati dei veri e propri percorsi percettivi simbolici dove si poteva
rivivere simbolicamente lo spazio mentale che la persona dell’epoca percepiva
quando percorreva le località della propria città. Vale a dire che la comunità
di allora è stata capace di estrapolare una dimensione formale che condensava
l’aspetto morfologico e luminoso della vegetazione locale (foglie d’acanto)
mediante l’individuazione di una matrice formale. Essa ci indica una importante
chiave di lettura dal punto di vista dell’Ecologia della Forma.
Potremo vedere assieme, in seguito, nelle altre giornate di questo Seminario,
che l'operazione di individuare le componenti morfologiche del Territorio
Estetico è una operazione progettuale complessa Socio-Urbanistico-Ambientale,
che coinvolge il corpo sociale nell'ambito della Progettazione Sociologica e in
quella della Progettazione Ambientale, per la costruzione fisica del nuovo
Territorio e per la conservazione di quello esistente. E’ facile ora comprendere
che, a questo livello, l’Ecologia della Forma, è stata uno strumento di giudizio
e applicativo di libere regole, ma con la peculiarità di essere l’una
conseguente dell’altra in un interscambio di logica di morfologie estetiche
interattive.
BIBLIOGRAFIA
(1)-Albert Einstein, Opere scelte, Bollati Boringhieri ,Torino (1988).
(2)-Emilio Sereni, Storia del paesaggio italiano, Universale Laterza, Bari
(1972)
1. ANTICIPAZIONI SPONTANEE DI “ECOLOGIA FORMALE NELLA STORIA
Figura 1)
Testimonianza di sistemazione agricola collinare nei pressi di Siena. Il suolo
viene ad assumere una forma ambientale mediante l’opera della comunità locale.
Il contesto Naturale è antropizzato. (Particolare dell’affresco del “buon
governo in campagna” affrescato da Ambrogio Lorenzetti tra il 1337 e il 1339 nel
Palazzo Pubblico di Siena).
Figura 2) 
Esempio di sistemazione a terrazze in provincia di Sondrio nella Valtellina,per
installare la coltura della vite e risalente al secolo XV.
Figura 3)
Figura 4)
Esempio di passaggi (stradette interpoderali) tra i terrazzamenti in provincia
di Valtellina, risalenti al secolo XV.
Sondrio. Esempio di muro a secco (realizzato senza leganti di malta di cemento
od altro) in provincia di Imperia. I sassi, ciottoli e pietre venivano radunati
e accumulati nel tempo per poter in seguito essere utilizzati per la costruzione
del contenimento della terra di coltivo. Essa veniva portata sul posto mediante
l’opera manuale della comunità locale.
2. ANTICIPAZIONI SPONTANEE DI “ECOLOGIA FORMALE NELLA STORIA
il Territorio Estetico (illustrazioni)
Figura 5)
Esempio di terrazzamento ligure, chiamato in luogo fascia, nella provincia di
Imperia.
Figura 6)
Si possono notare i collegamenti tra i vari livelli del terreno mediante la
costruzione di gradini
Un altro esempio di collegamento tra settori di incorporati nel muro stesso
della fascia. fasce realizzate mediante ponticelli lignei, nella riviera ligure
di levante, in provincia di Levanto.
Figura 7)
Esempio disistemazione collinare a fasce per la coltivazione della vite e
dell’ulivo in Liguria in provincia di Levanto.
Figura 8)
E’ da osservare che i
terrazzamenti sono stati costruiti seguendo le curve di livello del terreno.
Esempio di lastre di pietra locale forate e
La comunità locale ha saputo modificare la natura incorporate nel muro della
fascia per alloggiare i
del suolo conferendogli un contenuto estetico di paletti di legno (carasse)di
castagno
carattere formale.
Figura 9)
Particolare di una vista delle risaie costruite tra i monti Ailao nel Sud-Est
della Cina dalla comunità locale degli Hani, nomadi provenienti dal Tibet. Essi,
fin dal V secolo avanti Cristo, ridisegnarono il suolo naturale ricavando
terrazzature mediante la costruzione di muri utilizzando la terra argillosa
della località.
Figura 10)
Particolare del territorio delle risaie della comunità degli Hani in cui si
vedono i coltivatori Hani che percorrono i cigli delle terrazze che fungono da
camminamenti.
Figura 11)
La città-santuario di Machu Picchu in Perù costruita dagli Incas dal XIII al XV
secolo, nelle cui forme si unisce, in una mirabile sintesi formale,
l’architettura dei templi, delle abitazioni e dei terrazzamenti a gradoni del
territorio agricolo con il carattere formale della natura locale.
Figura 12)
Particolare di una colonna Greca dell’Heraion in Olimpia nel periodo dorico del
IX secolo.
In questo secolo venivano sostituite le primitive colonne realizzate in legno (a
similitudine degli alberi del bosco) e in seguito in tufo con colonne in marmo.
La comunità dei costruttori greci dell’epoca incominciava così a rappresentare
simbolicamente gli spazi architettonici in stretta analogia con gli spazi del
bosco.
Figura 13)
Particolare del fusto di un albero di pino in un bosco mediterraneo in cui si
possono osservare le vibrazioni luminose sulla superficie della sua corteccia.
La paziente osservazione di questo tipo di fenomeni, ha permesso alle comunità
locali dei costruttori dell’antica Grecia di rappresentarle simbolicamente nelle
scanalature delle colonne delle loro architetture.
Figura 14)
Particolare di una colonna-lesena d’angolo nella Magna Grecia, del Tempio d’Athena
di Siracusa del V secolo.
In questo contesto si può osservare la condensazione simbolica delle vibrazione
luminose esemplificate nella Figura 13)
Figura 15)
Particolare di una scultura funeraria greca in marmo pentelico, quarto secolo di
scuola prassitelica, del sarcofago delle afflitte (da Sidone) ora al Museo di
Costantinopoli.
Le partizioni delle lesene delle colonne con le modanature dell’epoca vengono a
scandire uno spazio simbolico del bosco, in cui anche i panneggi delle vesti
delle diciotto donne che lo compongono vengono ad essere trattate con la stessa
concentrazione luminosa e formale delle scanalature delle lesene-alberi.
Figura 16)
Particolare di una scultura di Cipro del primo arcaismo greco, in cui è
interessante osservare il trattamento delle vesti della figura femminile in
analogia con la colonna.
Figura 17)
Particolare di un capitello di Megara Hyblaea (Magna Grecia) nel Museo di
Siracusa ,della fine del VI secolo, con la sintesi formale di una palma che
raccordata dai caulicoli costituisce di per sé una matrice formale utilizzata
dalla comunità dei costruttori dell’epoca.
Figura 18) 
Particolare di uno spazio formale simbolico che costituisce di per sé una
matrice formale che la comunità greca dell’epoca ha utilizzato per costruire il
proprio ambiente di vita.
Figura 19)
Particolare dei gradini del portico a Nord dello Eretteo sull’Acropoli di Atene.
Questo esempio illustra la stretta connessione tra la formazione della
sistemazione a terrazze dei terreni collinari, anche dell’Antica Grecia, con gli
spazi architettonici delle Polis. Sussiste una continua sorpresa di eventi
formali che è data dalla sintesi simbolica con le matrici formali che la
comunità dell’epoca ha saputo individuare.
Figura 20)
In questo particolare di percorso simbolico lungo l’appoggio di base del
capitello corinzio della Tholos d’Epidauro del IV secolo, nel Museo Nazionale di
Atene, si può rivivere simbolicamente lo spazio mentale che la persona
dell’epoca percepiva quando percorreva le località della propria città.
Vale a dire che la comunità di allora è stata capace di estrapolare una
dimensione formale che condensava l’aspetto formale e luminoso della vegetazione
locale (foglie d’acanto) mediante l’individuazione di una matrice formale.
2. PRECEDENTI DI ECOLOGIA DELLA FORMA NELLA CULTURA MODERNA
E' soltanto durante il secolo XIX , che la cultura creativa dei costruttori di
ambienti, pubblici e privati, si è progressivamente discosta dagli "Ordini"
nell'ambito degli "Stili" architettonici, fino a giungere ad elaborare
spontaneamente delle nuove "Matrici”.
Infatti, l'applicazione degli Ordini architettonici, che ha dominato incontrastatamente tutta l'antichità, ha continuato, sia pure con innovazioni
teoriche anche per tutta l'Epoca Rinascimentale, fino alla metà dell’800
perdendo quasi totalmente il carattere di collegamento morfologico diretto con
la Natura Locale divenendo soltanto una stratificazione dotta espressa su se
stessa.
Nelle immagini, illustrate dalla figura 21 alla figura 28, sono rappresentate in
rapida successione degli esempi espressivi, dal punto di vista della morfologia
architettonica, di quello che le comunità locali dei costruttori di ambienti,
nelle varie località urbane, andavano a costituire ed evolvere dall’epoca
bizantina (V secolo) fino al XVII e XVIII secolo in tutta Europa.
Gli ordini architettonici, ereditati dall’antica Grecia e dall’antica Roma che
li rielaborò condensati negli stili Dorico, Ionico e Corinzio, dove esistono,
vengono per più di mille anni (nelle epoche: Romanica, Gotica, Rinascimentale)
ad essere elaborati su se stessi con pochissime varianti formali, mentre è
soltanto dal punto di vista dell’organizzazione del volume e dello spazio
architettonico-ambientale e principalmente negli edifici del culto,
amministrativi e di abitazione che vengono ad esprimersi delle invenzioni di
carattere morfologico dovute principalmente ad un nuovo atteggiamento che le
comunità locali hanno stabilito di fronte ai reperti dell’antichità.
Dal punto di vista dell’Ecologia della Forma ci interessa proprio questo nuovo
atteggiamento comportamentale che consiste in un sorprendente
cambiamento di
scala apportato nella indagine di studio di quei reperti, associato alla
componente di una nuova indagine sulla Natura, esemplificato dalle ricerche e
dagli studi di Leonardo da Vinci, 1452-1519, (cfr. Figure 29,30,31) e
dall’indagine formale di Michelangelo 1475-1564. Per esempio in quella relativa
ai Bastioni per la Porta al Prato (1529) egli applica delle nuove metodologie
che interagiscono tra loro: la loro libera adozione e il cambiamento di scala
dei profili delle modanature architettoniche e allo stesso tempo il loro libero
ma conseguente accostamento. In questo egli lasciava ai suoi contemporanei (e a
noi oggi) l’indicazione di fruire di un nuovo spazio abitativo estetico in senso
ambientale, cioè di percorribilità fisica e mentale.
E ancora negli studi per la Biblioteca Laurenziana del 1525 nel rappresentare i
profili delle basi delle colonne e dei pilastri viene attuato il cambiamento di
scala della dimensione architettonica di questi particolari, che vengono ad
assumere un carattere di Matrice Formale.
La contemporaneità dell’epoca veniva a vivere e si identificava nella dimensione
di questo nuovo spazio estetico che Michelangelo aveva creato e condensato nelle
sue indagini di utilizzo armonico delle matrici formali nella dimensione
ambientale (cfr. da figura 32 a figura 36).
Questa epoca è iniziata con il collasso dell’Impero Bizantino (1453 la caduta di
Costantinopoli) e la conseguente fuga dei dotti di Bisanzio verso il rifugio in
Italia con i loro preziosi testi dell’antichità che permise all’Occidente di
venire a contatto diretto con queste opere.
L’invenzione della stampa con caratteri mobili (1447), il consolidamento delle
vie italiane lungo le quali il sapere arabo e con esso l’algorirtmo dell’algebra
sono penetrate in Europa e applicate alla geometria (con “Summa de arithmetica,
geometria, proportioni et proportionalità” del frate Luca Pacioli, noto anche
come Luca di Borgo-1445/1514).
L’esaltante crogiuolo dell’epoca era condensato nella intima struttura delle
botteghe e il loro scambio interattivo con le comunità locali ed europee (la
rappresentazione dei meccanismi rappresentativi della quotidianetà e della
simbologia pagana e cristiana mediante la costruzione di automi in movimento
durante le feste popolari; l’ingegneria militare con gli studi applicativi della
matematica coeva alla scienza e alla teoria della prospettiva : la evoluta
rappresentazione virtuale dell’epoca) per opera di Leonardo Da Vinci, portarono
di fatto al livello di Unità del sapere e della Cultura e ad una nuova visione
del mondo rispetto all’Arte, alla Letteratura, alla Musica e alla Filosofia
della Natura.
Il Rinascimento si è caratterizzato con ampie applicazioni matematiche: dai
libri di conto alla meccanica, dall’agrimensura alle arti figurative, dalla
cartografia all’ottica e numerosi testi erano dedicati alle arti pratiche e alle
tecniche.
Questo tipo di processo evolutivo si protrasse fino alla fine del secolo XVIII.
L’affascinante percorso è scandito sempre da un rapporto ecologico formale che
le comunità locali coeve esprimevano in un coerente stato di Unitarietà del
sapere e della Cultura: la visione e la rappresentazione del Mondo di Galileo Galilei, 1564-1642, e del suo discepolo
Evangelista Torricelli 1608/1647;
l’analisi infinitesimale, Johannes Kepler 1571-1630, la spirale e la parabola,
costituirono un preludio alla visione moderna della Natura.
Questo preludio si estese con la visione geometrica di Renè Descart (Cartesio,
1596-1650) nei“Discours de la mèthode pour bien conduire sa raison et chercher
la vérité dans les sciences” nelle tre appendici di La géométrie; La dioptrique
(dove veniva pubblicata per la prima volta la legge sulla rifrazione di Snell) e
Les météores ( in cui si presenta la spiegazione dell’arcobaleno) del 1637;
Pierre de Fermat, 1601-1665, Blaise Pascal, 1623-1662 e la cicloide, videro
formarsi spontaneamente i luoghi di aggregazione del sapere scientifico in
Italia, Francia e Inghilterra con l’Accademia Dei Lincei e l’Accademia del
Cimento in Italia, Il Cabinet Du Puy in Francia, l’Invisible College in
Inghilterra.
In seguito, i primi lavori di Isaac Newton, 1642-1727, con il metodo delle
flussioni (le quantità x, y fluenti), i Principia, il calcolo differenziale, i
numeri immaginari, la legge della gravitazione, della forza inversa al quadrato
della distanza; di Gottfried Wilhelm Leibniz, e il triangolo armonico, le
coniche, l’ottica e le curve, l’Arithmetica universalis di Newton che tratta
della riduzione di questioni geometriche (nei suoi contributi alla visione
algebrica egli preferiva l’analisi geometrica degli antichi), ci preparano al
pulsare morfologico della visione contemporanea.
Si arriva così all’epoca dei centri di attività matematica e scientifica. Dalla
Germania all’Italia, dalla Francia all’Olanda e all’Inghilterra alla Svizzera,
di Leonhard Euler (Eulero), 1707-1783, di Basilea, nella visione dei logaritmi e
dei numeri negativi, con i fondamenti dell’analisi moderna, le serie infinite,
il concetto di limite, la teoria della probabilità, le equazioni differenziali,
la geometria sintetica, completano tutti gli elementi formali che hanno
stabilito i fondamenti della visione morfologica moderna della scienza.
Questa breve escursione storica delle idee espresse dalle comunità coeve mostra
la stretta connessione con la unitàrietà morfologia del sapere che agiva in modo
interattivo con l’evolversi del territorio estetico delle varie località.
Nel XIX secolo (Età dell’Oro della matematica e delle applicazioni
termodinamiche), in Europa, mentre da una parte le comunità rurali venivano a
mantenere il loro sapere di manipolazione ed elaborazione artigiana dei vari
materiali, dall'altra nell'ambito urbano venivano a strutturarsi, per osmosi con
dette comunità, le "Compagnie d'Arti e Mestieri" che raccoglievano e formavano
il meglio delle individualità artigiane, (2), (2) a, (2)b, (2)c,(2)d.
Veniva così a costituirsi una specie di crogiolo che a contatto con il sorgere
di particolari iniziative mercantili urbane, induceva e innescava il processo di
riferimento morfologico verso nuove matrici formali ricavate direttamente dallo
studio della Natura Locale, (2).
L'atteggiamento(3) da parte di questa cultura creativa, soprattutto dei
laboratori artigiani, fu analitico e di conseguenza teso a privilegiare la
"linea"; intesa come contorno che sottende la forma delle varie
rappresentazioni, (4).
In questo clima culturale che coinvolse tutta l'Europa veniva a radicarsi
nell'Europa stessa il "sogno" di unire le Arti con i Mestieri e quindi con le
attività industriali (basate sulla tecnologia principi termodinamici dell’epoca)
che andavano diffondendosi da qualche decennio prima dall'Inghilterra (5) (cfr.
Da figura 37 a 45).
Il grande avvenimento dell’epoca che riuniva queste comuni aspirazioni fu
l’Esposizione Universale di Londra del 1851. E’ in questa occasione che vengono
associati e studiati interattivamente gli aspetti sociologici ambientali e
applicativi delle nuove tecnologie che l’industria andava a sviluppare per le
specifiche produzioni (venne presentata anche una casa operaia). Era l’epoca
delle prime grandi opere di ingegneria realizzate in acciaio con i nuovi
procedimenti industriali. Il Palazzo di Cristallo, costruito interamente in
acciaio e vetro, fu l’opera più significativa a rappresentare le istanze di
anticipazione ambientale: l’interno dell’edificio venne costruito incorporando
anche parte della vegetazione del Parco (cfr. Figure 37, 38 e 39) con
l’intenzione di stabilire un rapporto con la Natura circostante che anticipa la
metodologia ambientale interattiva moderna.
La conseguenza di questo "clima" europeo induceva in seguito la ricerca di una
sorta di insieme di "matrici razionali", incentrate sulle "necessità" quotidiane
delle Nuove Comunità Urbane, (4), pagg.99-105.
Sull'altro versante degli Stati Uniti d'America e tramite l'immigrazione storica
soprattutto europea, invece veniva a formarsi il concetto di "Natura Estesa" e
il concetto di "Nuovo Insediamento Urbano", mediato in seguito dalla costruzione
del concetto di "Natura Organica Locale", (6) e (7).
Chi ha operato la mediazione tra quella situazione è stato un procedimento
culturale autoctono, sviluppato principalmente da un'opera poetica (8) e dalle
concezioni europee di "Linea" a cui non è stato estraneo l'incontro con la
cultura dell'oriente Nipponico, (4).pag.415.
Abbiamo così individuato il costituirsi spontaneo, mediante una Struttura
Culturale, che è primaria, di una nuova categoria Spaziale Ecologica che,
mediante specifici Processi Comportamentali locali autonomi e spontanei,
assumeva caratteri metodologici differenziati che costituivano, nel caso
dell'applicazione del concetto di Natura Organica Locale, valore di
Comunicazione e Conoscenza in quanto Arte, (9).
La conferma di questi forti legami di percorsi culturali la troviamo, all'inizio
del nostro secolo, nella codificazione, addirittura testamentaria, dei
"Principi" da parte di F.L. Wright, (10) dove, come primo principio fondamentale
dell'Architettura Organica egli poneva la "Linea della Terra", cioè la
"Parentela dell'edificio col suolo". Le sue architetture (cfr. Figure da 46 a
50) costituiscono una esemplificazione applicativa di una metodologia
costruttiva
interattiva con la località. Vengono cioè adottati le pietre e il legno, in
quanto materiali naturali della località stessa. Essi vengono a costituire
quindi un riferimento morfologico e strutturale con il suolo. Le sue costruzioni
inoltre si avvalgono di un insieme di accostamenti interattivi di matrici
formali che provengono dall’indagine conoscitiva delle linee del suolo e dalle
forme naturali stesse delle località specifiche. Le architetture diventano così
eventi ambientali, plasmano cioè lo spazio esterno circostante e trasmettono a
noi questa indicazione percettiva di percorribilità fisica e mentale di
carattere estetico.
Questi due insiemi di atteggiamenti comportamentali, europeo e americano, di
fronte al Territorio, costituiscono per noi un patrimonio che rappresenta gli
antefatti storici della cultura moderna Ecologico-Formale.
Si è così giunti al grande momento Culturale Unitario di unire il sapere di
questi precedenti storici spontanei e frammentari e di strutturarli nella nuova
disciplina sistemica dell'Ecologia della Forma.
Oggi il problema che si pone rispetto al nostro territorio nazionale, all’Europa
e a tutto il bacino del Mediterraneo è la presenza estesa della peculiarità di
essere anche un Territorio Estetico, addirittura localmente stratificato, che è
la radice delle percezioni formali differenziate delle varie comunità locali.
Riconoscerlo e studiarlo, dal punto di vista dell’Ecologia della Forma, è ormai
indispensabile, onde ricavarne le nuove matrici formali che ci possano indicare
la via della progettazione del nuovo ambiente abitativo per poter essere
scoperte, elaborate ed utilizzate dalle comunità locali.
Il principio fondamentale dell'Ecologia della Forma è l’attuazione del
collegamento interattivo con il Territorio Estetico. Vale a dire con la Natura e
con tutte le Opere della cultura del sapere creative dell'uomo.
A differenza del recente passato, dove nel migliore dei casi, l' informazione
proveniva soltanto dalla Natura, oggi lo scambio di informazioni dovrebbe
avvenire (in realtà spontaneamente già avviene) tra noi, la natura e ciò che
l'uomo attua in forma creativa sul territorio. Questo principio investe anche il
nostro atteggiamento comportamentale, per cui la forma creativa si estende anche
al nostro comportamento e al tipo di atteggiamento che abbiamo di fronte alle
scelte comportamentali.
William Morris arrivava a dire: "...Se uno non sa comporre una poesia mentre
tesse un tappeto, farebbe meglio a smettere di tessere...", (2). E Walt Whitman,
quando parlava di atteggiamento democratico, intendeva dire che "l'uomo non
troverà i termini della salvezza democratica se non nel suo intimo più profondo,
nell'intendere i principi fondamentali della Natura e della propria umana natura
" (10); e aggiungiamo noi, che la sua natura si estende anche a ciò che egli
attua.
L’operare della disciplina dell’Ecologia Formale, come già abbiamo accennato,
consiste nell’applicazione di un’insieme di metodologie sistemiche**
(nell’accezione greca synestanai, “porre insieme”). Vale a dire che nelle sue
tecniche di indagini conoscitive, considera il Territorio Estetico Locale come
una rappresentazione interconnessa di gruppi di Sistemi evolutivi adattativi e
ne ricerca la natura delle loro interazioni.
Viene così ad essere sottolineato che le espressioni estetiche comportamentali,
come l’architettura, la pittura e le arti visive in genere, la musica e la
fonetica dei linguaggi delle comunità locali, non possono essere comprese
separatamente rispetto al contesto dell’interpretazione delle leggi della natura
della nostra epoca.
E pensare in modo Ecoformale sistemico conduce alla comprensione del fenomeno
interconnesso più ampio di tutti i territori estetici locali costruiti
dall’uomo.
•
BIBLIOGRAFIA
(2)-William Morris, Architettura e socialismo, Laterza, Bari (1963).
W.Morris perorò addirittura la rinascita dell'artigianato medioevale con le sue
corporazioni e fondò un centro diproduzione (pittura,incisione, metalli,mobili ecc.) che ebbe una importanza
fondamentale per la formazione
dell'Art Noveau.
In Francia durante la Rivoluzione erano sorte la Scuola Politecnica e il
Conservatorio di Arti e Mestieri.
(2)a-J.Labarte, Histoire des arts industrielles au Moyen Age et à l'époque de la
Renaissance, Paris (1872).
(2)b-A.Franklin, Les corporations ouvrières de Paris di XII au XVIII siècle,
Histoire, statuts, armoiries d'après
le documents originaux ou inèdits, Paris (1884).
(2)c-L.Magne, L'Art appliqué aux métiers, I-IV, Paris (1913/14).
(2)d-P.Francastel, Art et technique, Paris (1956).
(3)-D.Krech, R.S.Crutchfield. F.L.Ballachey, Individuo e Società, Giunti e
Barbera, Firenze (1970) e cfr. la
voce Atteggiamento a pagg.138-143 del dizionario di Sociologia, Paoline, Milano
(1976).
L'atteggiamento nell'ambito della moderna ricerca sociologica appartiene alla
categoria dei
processi comportamentali (di valutazione) dell'individuo di fronte all'oggetto
sociale.
(4)-Bruno Zevi, Storia dell'Architettura Moderna, Einaudi, Torino (1955) pag.85.
(5)-Bruno Zevi, cfr. La Scuola di Weimar nel Bauhaus di W.Gropius, nella Storia
dell'Architettura Moderna a
pagg.132-140.
(6)-Park, Burgess, Wirt, la "Scuola di Chicago" (1920) e Hawley (sulla
continuità tra il mondo organico e
quello culturale) (1940); nella voce "Ecologia" a pagg.455-462 del dizionario di
Sociologia, Paoline, Milano
(1976). Il termine ecologia fu introdotto nel 1866 da Ernst Haeckel ad indicare
la scienza che studia i rapporti tra
gli organismi viventi e il loro ambiente.
L'ecologia nell'ambito della moderna ricerca sociologica appartiene alla
categoria dello spazio, come l'ambiente,
la campagna, la città, la comunità, l'abitazione, il quartiere,
l'urbanizzazione, la migrazione, il nomadismo etc.
(7)-Frank Lloyd Wright, L'Architettura Organica, (L'Architettura della
Democrazia), Muggiani, Milano
(1945).
(8)-Walt Whitman, Foglie d'erba e prose, Einaudi, Torino (1956).
(9)-Frank Lloyd Wright, in Storia dell'Architettura Moderna, Einaudi, Torino
(1955) pagg.405-455.
(10)-Frank Lloyd Wright, Testamento, Einaudi, Torino (1956).
B-A complemento delle illustrazioni che aggiungerò in seguito, ho creato una
videocassetta, che fa riferimento
al testo della seconda lezione.
GLOSSARIO
*Ecologia, dal greco ôikos, “casa, dimora”, e logia, “studio”; studio della
casa, intesa come
ecosistema locale e oggi della Dimora Terra. Studia i rapporti fra tutti gli
organismi viventi e
l’ambiente circostante, (nella sua accezione forte). Mentre lo studio dei
rapporti tra l’uomo e
l’ambiente è nelle sua accezione cosiddetta debole.
Il termine fu coniato nel 1866 dal biologo tedesco Ernst Haeckel (citato da
Fritjof Capra nella Rete
della Vita-Rizzoli (1997) -a p.44), che la definì come la scienza delle
relazioni fra l’organismo e il
mondo esterno circostante
**Sistema, dal greco synestanai , “porre insieme”: Fu il biochimico Lawrence
Henderson ad usarlo
per indicare sia i sistemi viventi sia i sistemi sociali. Dopo di lui, detto
termine, ha assunto il
significato aggregativo, la cui comprensione è dovuta allo studio delle
relazioni tra le sue parti (cfr.
Anche Fritjof Capra nella Rete della Vita Rizzoli (1997) -a p.38).
2. PRECEDENTI DI ECOLOGIA DELLA FORMA NELLA CULTURA MODERNA
(illustrazioni)
Figura 21)
Chiostro di St Trophime ad Arles in Provenza,
Figura 22)
Chiesadi SanVitale a Ravenna(sec.VI)
Figura 23)
Francia (secXII) Cattedrale di Bourges in
Francia (sec.XIII)
Figura 24)
Castello di Wurzburg in Baviera, Germania, sec.XVIII
Figura 25)
Santa Maria della Pieve ad Arezzo (sec.XII)
Figura 26)
Duomo di Strasburgo in Francia nell’Alsazia, (sec..XII)
Figura 27)
Via Galluzza a Siena (sec.XV)
Figura 28)
San Carlino alle Quattro Fontane a Roma
del Borromini (sec.XVII)
In queste immagini, illustrate dalla figura 21) alla figura 28), sono
rappresentate in rapida successione degli esempi espressivi, dal punto di vista
della morfologia architettonica, di quello che le comunità locali dei
costruttori di ambienti, nelle varie località urbane, andavano a costituire ed
evolvere dall’epoca bizantina (V secolo ) fino alXVII e XVIII secolo in tutta
Europa.
Gli ordini architettonici ereditati dall’antica Grecia e dall’antica Roma e
condensati negli stili Dorico, Ionico e Corinzio ,dove esistono, vengono per più
di mille anni (nelle epoche: Romanica, Gotica, Rinascimentale) ad essere
elaborati su se stessi con pochissime varianti.
Mentre è soltanto dal punto di vista dell’organizzazione del volume e dello
spazio architettonico-ambientale e principalmente negli edifici del culto,
amministrativi e di abitazione, che vengono ad esprimersi delle invenzioni di
carattere morfologico che sono dovuti principalmente ad un nuovo atteggiamento
di fronte ai reperti dell’antichità.
Dal punto di vista dell’Ecologia della Forma ci interessa questo nuovo
atteggiamento che consiste in un sorprendente cambiamento di scala apportato
nello studio di quei reperti, associato alla componente di una nuova indagine
sulla Natura, (cfr.figure:29,30,31).
Figura 29)
Studi di piante di Leonardo da Vinci (1506), raccolta della
Biblioteca reale di Windsor a Londra.
Figura 30)
Particolare dell’Annunciazione di Leonardo da Vinci (1472 ca.),
Galleria degli Uffizi a Firenze.
Figura 31)
Particolare della Madonna del garofano di Leonardo da Vinci (1475)
Pinacoteca di Monaco di Baviera.
Figura32)
Studi di Michelangelo: Bastioni per la Porta al Prato (1529), Firenze,
Figura 33)
Casa Buonarroti
Qui Michelangelo applica due nuove metodologie che interagiscono tra loro. La libera adozione e Il cambiamento di scala dei profili delle modanature architettoniche e allo stesso tempo il loro libero accostamento. In questo egli lasciava ai suoi contemporanei (e a noi oggi) l’indicazione di fruire di un nuovo spazio abitativo estetico in senso ambientale, cioè di percorribilità fisica e mentale.
Figura 34)
Disegni di Michelangelo (sanguigna cm.28,2x42,4) conservati in Casa Buonarroti a Firenze.
Figura 35)
Studi di Michelangelo (penna,282X258 mm) per la Biblioteca Laurenziana (1525), ora a Londra al
British Museum. Sono rappresentati i profili delle basi di colonne e pilastri
previsti per il vestibolo della Biblioteca.
Qui è attuato il cambiamento di scala della dimensione architettonica di questi
particolari, che vengono ad assumere un carattere di Matrice Formale. La
contemporaneità viene a vivere in questo nuovo spazio estetico scoperto da
Michelangelo, (cfr. anche la figura 36).
Figura 36)
Schizzi di Michelangelo per la scala della Biblioteca Laurenziana
(1525) Penna,sanguigna,carboncino e acquerello, cm.39x28
Figura 1
Torso del Belvedere, I secolo a.C. Roma, Musei Vaticani.
Figura 2
Particolare del Torso del Belvedere.
Michelangelo ha individuato in questo torso una matrice formale che è stata
fondamentale per l’evoluzione della sua ricerca plastica nelle realizzazioni dei
Prigioni. (Firenze, Galleria dell'Accademia Michelangelo scolpì i quattro
Prigioni mentre era a Firenze impegnato nella fabbrica di San Lorenzo, forse
pochi anni prima di tornare a Roma quando aveva ripreso a lavorare alla
Sagrestia nuova per volere di Clemente VII.)
Figura 3
Atlante
Figura 4
Schiavo che si desta
E’ da rilevare l’utilizzo della spaccatura come matrice formale, cambiata di
scala, in funzione innovativa nel panorama della scultura della sua
contemporaneità.
Questa situazione è documentata dal Vasari (nelle sue vite) in cui descrive la
rinuncia da parte di Michelangelo di completare questa scultura per ragioni
inerenti la sua cultura morfologica.
Figura 37)
L’interno del Palazzo di Cristallo (in acciaio e vetro)
all’Esposizione Universale di Londra del 1851.
E’ in questa occasione che vengono associati e studiati interattivamente gli
aspetti sociologici ambientali e applicativi delle nuove tecnologie che
l’industria andava a produrre, (venne presentata anche una casa operaia).
Era l’epoca delle prime grandi opere di ingegneria realizzate in acciaio e con i
nuovi procedimenti industriali.
L’intero edificio venne costruito incorporando anche parte della vegetazione del
parco (cfr. figure 38 e 39), con l’intenzione di stabilire un rapporto con la
Natura che anticipa la metodologia interattiva moderna.
Figura 38)
Interno del Palazzo di Cristallo all’Esposizione Universale di
Londra del 1851.
Figura39)
Altra vista del Palazzo di Cristallo all’Esposizione di Londra
del 1851, dove si osservano interi settori del Parco incorporati nell’edificio
stesso.
Figura 40)
Figura 41)
William Morris (1834-1896)
Figura 42)
Atrio della casa in Boulevar Palmerston a Bruxells di VictorHorta
Figura 43)
Scala della Casa Tassel, in rue de Turin a Bruxells di VictorHorta
(1893)
Figura 44)
Interno del Padiglione centrale di Raimondo d’Aronco alla Esposizione
Internazionale di Torino del 1902
Figura 45)
Rilegatura in cuoio di Peter Behrens per la Esposizione
Internazionale di Torino del 1902
Figura 48)
Casa “Wingspread” per H.F.Johnson nel Wisconsin (USA) di F.L.Wright
(1937)
Figure 49-50)
Taliesin West in Arizona (USA) di Frank Lloyd Wright 1938
Figura 51)
Frank Lloyd Wright (1869-1959)
3. ECOLOGIA DELLA FORMA E TERRITORIO
Abbiamo visto che l'insieme delle opere che formano il Territorio Estetico sono
costituite oltre che dagli edifici, che fanno parte degli aggregati rurali ed
urbani, anche dal suolo lavorato dall'uomo. Più precisamente anche da tutte le
coltivazioni agricole e dalle opere a loro connesse.
Il carattere d’Esteticità del Territorio è dovuto al particolare equilibrio
morfologico, che le comunità locali sono riuscite ad esprimere nel tempo
mediante il loro sapere creativo formale. E' quindi sempre esistito uno scambio
d’informazioni di carattere interattivo tra le comunità locali, le forme da loro
prodotte e la morfologia del suolo, (11), anche dal punto di vista psicologico
(12) e (12BIS).-
Gli Ecosistemi*, senza la presenza dell'uomo, che soggiace all'equilibrio
interattivo con gli organismi ivi viventi, costituiscono in scelta al Territorio
Estetico, un Territorio locale Naturale che acquisisce carattere d’esteticità
soltanto quando entra in interazione con la presenza del lavoro formalmente
estetico dell'uomo. Da questo punto di vista, si può quindi studiare mediante
l'Ecologia della Forma.
Di conseguenza la via metodologica sistemica che occorre adottare, prima che la
Comunità Locale attui la fase operativa dell'intervento sul Territorio Estetico,
è quella di raccogliere, reperire e studiare tutta la documentazione dal punto
di vista morfologico, geografico-percettivo, geografico antropologico e
psicologico topologico, per testimoniare e descrivere la località specifica
nella sua componente storica e proiettivo rispetto all'intervento
progettuale.
Più precisamente la metodologia sistemica deve definire, dal punto di vista
dell'Ecologia Formale, le sue componenti formali a carattere locale, che devono
comprendere le componenti formali relative alla particolarità della geografia
dal punto di vista dei percorsi percettivi locali in interazione con le forme
relative alla particolarità della vegetazione del posto, alle forme dei
particolari architettonici radicate nella località stessa, alle forme perseguite
ed evolute dalla cultura creativa locale ove ancora debbano sussistere.
Qui è opportuno sottolineare che l’indagine ecologica formale deve essere
rivolta al particolare e al microparticolare d’ogni componente formale, che
entra in gioco nel processo d’acquisizione del materiale di studio. Perché
quest’attenzione al particolare? Alla localizzazione di una sorta di microforma?
La risposta a queste domande è che ciascuna particolarità formale determina,
alle diverse scale percettive, di per sé l'interazione tra la forma stessa e la
natura locale nonché la cultura creativa della comunità locale. Di conseguenza
s’innesca spontaneamente il fenomeno del processo interattivo proiettivo verso
il recupero delle matrici formali locali per una corretta composizione del
Territorio Estetico.
Da queste sintetiche considerazioni si capisce come lo studio ecologico-formale
è rivolto sia al passato sia al presente soltanto nella direzione di quelle
componenti morfologiche che sono esclusivamente proiettive, (cfr. ref.(11), pagg.226-237).
Quali sono le componenti morfologiche proiettive?
Sono quelle che possiedono il carattere e la capacità di trasformazione delle
espressioni costruttive che formano il Territorio Estetico locale verso le
necessità nuove della Comunità Locale. Si proiettano cioè ad attuare la microforma d’estetica ambientale.
Non è sicuramente un caso, ma anzi è un sintomo dell’unitarietà del sapere, che
la ricerca contemporanea della Filosofia della Natura, vale a dire della Fisica
Teorica Moderna, si sia rivolta alla particolarità locale (cioè alla morfologia
dei fenomeni che si svolgono in una regione delimitata del continuo
spazio-temporale) delle particelle energia-materia e dalle loro interazioni
locali che sono mediate dall’oscillazione delle particelle-forza, per
comprendere e descrivere le leggi spazio-temporali che le governano. Questo
dimostra che esiste un filo conduttore in un contesto culturale interattivo, che
unisce il nostro atteggiamento verso lo studio, la comprensione e la descrizione
dei fenomeni della Natura.
Da qui si comprende anche come gli attuali atteggiamenti politici nelle loro
tendenze globali pseudo-ambientaliste (13), della "teoria del piagnisteo", che
pone in rilievo l'erosione graduale dell'ambiente** (inquinamento ecologico,
sovrappopolazione, neoplasia urbana, crisi biologiche etc.), siano atteggiamenti
contrari ad un atteggiamento proiettivo e quindi ad ogni idea trasformatrice
dal
punto di vista dell’ecologia della forma.
Mentre l'atteggiamento microambientale dell'Ecologista della Forma è di porsi in
interazione con il Territorio Estetico Locale ed affrontare, scegliere ed
elaborare di volta in volta la ricerca metodologica d’intervento, organicamente
più appropriata.
BIBLIOGRAFIA
11()-Claudio Stroppa (a cura di) "I processi di comunicazione nell'ambito
urbano", Mario Galvagni, "La Costruzione delle Nuove Funzioni Abitative e le
Interazioni Ambientali", Patron, Bologna (1979), pagg.210-237.
12 ()-Kurt Lewin, Principi di Psicologia Topologica, OS, Firenze (1970).
(12BIS)-David Katz, La Psicologia della forma, Giulio Einaudi Editore, Torino
(1950).
(13)-Franco De Marchi e Aldo Ellera (a cura di) Dizionario di Sociologia,
Paoline, Milano (1976) pag.1381.
C-A complemento delle illustrazioni, ho creato una videocassetta, che fa
riferimento al testo della terza lezione,
portando come esempio una ricerca nel Territorio del Chianti senese, su di una
Tenuta Agricola locale e sul
Piano di sviluppo e di ristrutturazione e recupero ambientale che la Società che
la rappresenta ha formulato.
Detto esempio è strettamente connesso e interattivo tra l'intervento sul
Territorio Estetico, la valutazione di
perizia estimativa che il Consulente del Tribunale ha condotto per stabilire il
valore della Società che opera sul
posto e il ruolo dello Studio Commerciale in veste di Commissario Giudiziale in
un Concordato Preventivo.
(***) Sintesi Enterprise S.r.l. (Firenze).
GLOSSARIO
*Ecosistema, il termine fu coniato dallo studioso di ecologia vegetale l’inglese
A.G. Tansley intorno agli anni
Venti, per indicare e descrivere le comunità animali e vegetali. Nell’accezione
odierna definisce il concetto di
“una comunità di organismi e del loro ambiente fisico interagenti come una unità
ecologica”. A causa di questa
definizione si favorì, in seguito, un approccio sistemico all’ecologia.
**Ambiente la parola Umwelt (“Ambiente”) fu usata per la prima volta nel 1909
dal biologo estone Jakob von
Uexküll, uno dei padri dell’ecologia.(cfr.Fritjof Capra nella Rete della Vita
-Rizzoli (1997) -a p.44 e 45)
4. METODOLOGIE APPLICATIVE PER LE RICERCHE RELAZIONALI SUL TERRITORIO
L'idea di località permette di rivolgere l'attenzione della ricerca ecologico-formale in un ambito operativo specifico il
microambiente che è quindi
accessibile alla dinamica delle interazioni che vi si manifestano. Le tecniche
di indagine, che di per sé costituiscono il metodo vengono così ad essere
riferite ad una specifica località e si diversificheranno di volta in volta
nell'affrontare località differenti, saranno quindi intese come metodologie
interattive.
Viene così ad essere compresa la ragione del perché non può esistere una
metodologia unica nell'affrontare la complessità della ricerca ecologico-formale.
Dobbiamo ora rivolgere la nostra attenzione al Processo interattivo, mediante il
quale le componenti microambientali della località-che costituisce il campo
della ricerca-vengono a scambiarsi le informazioni di carattere morfologico.
Segue che l'interazione presuppone un’azione relazionale ed è per questo motivo
che risulta dinamica.
In Natura esistono soltanto processi interattivi locali, sia nel dominio
fisico
che in quello sociale che in quello ambientale che in quello ecologico. Esso
costituisce un principio unitario culturale del sapere della contemporaneità.
Il Campo Ecologico-Formale Locale risulta essere quello che possiede il
carattere di essere Fondamentale rispetto alla presenza dell'azione conoscitiva
dell'uomo. Esso racchiude in sé tutte le informazioni primigenie di carattere
formale; come analogamente risulta essere il campo geometrico fondamentale
locale rispetto alla descrizione delle interazioni nella fisica moderna (14) e
(15), perché è anch'esso un campo che possiede il carattere spazio-temporale
"geometrico" e racchiude in sé tutte le informazioni di carattere fisico
rispetto alle leggi della Natura che noi conosciamo.
Cosa sarebbe la morfologia della vita sul Territorio in genere senza il processo
interattivo con la morfologia delle località in cui nasce, si raccoglie, si
stratifica e in cui si sviluppa stabilendo un rapporto relazionale di
interattività? Qualcuno potrebbe obiettare che la ricerca ecologico-formale è in
sé "limitativa" (potrebbe sembrare) appunto perché direzionata soltanto verso
l'aspetto morfologico. Ma è facile rispondere a questa obiezione se si considera
il carattere di totalità del suo processo interattivo. Esso coinvolge tutte le
componenti che descrivono il territorio estetico rispetto all'azione creativa
formale delle comunità locali. In altre parole la forma, il carattere ecologico
morfologico è una questione relazionale interattiva sul territorio.
In ogni località esiste uno scambio di informazione formale che si attua tra il
singolo individuo della comunità locale e la forma, anche seppur minima del
microambiente, mediante una sorta di insieme di microviaggi, che vanno da una
informazione sensoriale tattile - nell’uso degli strumenti della vita quotidiana
domestica o di lavoro - alla percorribilità degli ambienti domestici o di lavoro
o rurali oppure urbani, all'insieme di percezioni ottiche, vale a dire ad uno
spazio globale percettivo (cfr.ref.(11), pag.215). Ed infine esiste lo scambio
di queste informazioni tra il singolo e altri individui della comunità locale.
Naturalmente queste sono le interazioni che si manifestano sull'esistente e che
è nostro compito rilevare. Ed è in base a questi rilievi conoscitivi che si
possono elaborare le nuove matrici formali utilizzate in seguito per simularne
l'inserimento nel microambiente.
E' bene sottolineare che un simile processo interattivo è svolto anche dalla
attività dell'arte espressa da quegli artisti che sono creatori di nuove forme.
Infatti le nuove forme non vengono dal nulla. Esse provengono dalla cultura
formale, radicata nella località, che viene ad essere mediata dalla sintesi
formale dell'Arte. Questa sintesi risulta essere sempre un profondo processo
interattivo e relazionale tra tutte le componenti locali in gioco. Basti pensare
che l'influenza dell'arte della contemporaneità è talmente forte, su ognuno di
noi, che viene principalmente a modificare il nostro modo di percepire la
realtà. Ci permette di connettere, relazionare e di adattarci ai cambiamenti
formali e ai modelli reali, mediante un susseguirsi di scambi continui e
interattivi con la nostra attività quotidiana; questo succedeva in ogni epoca
storica.
Dal punto di vista filosofico si comprende ora come la metodologia dialettica*,
cioè la contrapposizione di rapporti logici elaborata e attuata mediante il
dialogo per giungere alla definizione del vero, non sia più sufficiente per una
indagine moderna della realtà. Essa deve essere abbandonata - in pratica lo è
già da parecchio tempo - e sostituita con la metodologia interattiva** che usa
gli scambi reciproci di informazione presenti a tutti i livelli rispetto alla
località, immersi nel campo fondamentale ecologico locale corrispondente, (12),
(cfr.ref.(11), pag.14) e cfr.ref.(13).pagg.660-666) e cfr.ref.(11),pag.228) e
(16)).
Dunque, dal punto di vista dell'operatore Ecologico Formale egli si troverà di
fronte ad una situazione specifica Formale locale (Campo Formale Fondamentale)
esistente da cui ricavare, mediante una applicazione delle componenti
interattive, che egli otterrà a livello interdisciplinare, le matrici formali
locali. Dopodiché egli dovrà affrontare l'inserimento di dette matrici nello
schema progettuale specifico e simularne l'applicazione (17), sul Territorio
Estetico esistente per poter in seguito giungere ad elaborare il nuovo aspetto
formale della località medesima.
4.1)-ARGOMENTAZIONI SULLE DOMANDE ATTINENTI IL TESTO
della lezione :4.METODOLOGIE APPLICATIVE PER LE RICERCHE RELAZIONALI SUL
TERRITORIO DEL 13 MARZO 1995
Lo studente Gianluca Antozzi si è domandato:
1) - "se sono fonti interpretative sia l'Arte che la Natura".
-Dal punto di vista del Ricercatore Ecologico Formale esse lo sono. Nel senso
che L'Arte è una sorta di condensazione di mediazione formale tra il contenuto
dell'Opera d'arte e la Stratificazione Storica della Natura. Mentre l'aspetto
della estrapolazione diretta delle Matrici Formali dall'opera d'arte può
rappresentare il lavorare su sé stessi. Vale a dire che il Ricercatore se
individua una fonte formale in una opera d'arte, la sua interpretazione non deve
essere una scelta ripetitiva.
Perché l'aspetto più sorprendente dell'opera d'arte è quello di modificare il
nostro atteggiamento, i nostri riferimenti formali visivi, la nostra
percettività in genere verso la realtà, verso la quotidianità. Da questo punto
di vista si comprende che è la Natura la fonte primaria interpretativa.
2) - "Se la Località è intesa come limitazione di scambio".
-Questa domanda mi sembra manifesti la preoccupazione che il concetto di
Località inteso come microambiente possa precludere uno scambio di informazioni
con le altre parti del Territorio.
Dal punto di vista del Ricercatore Ecologico Formale la Località è il Campo
della ricerca e la sua limitazione è semplicemente una delimitazione
territoriale, vale a dire che si delimita la ricerca, si cerca di individuarne i
confini fisici della prassi. Non già l'esclusione dell'interattività delle
categorie della ricerca stessa, che per definizione è interattiva cioè si
collega alle altre località del più ampio territorio, cioè si collega partendo
dalle proprie microparti per arrivare alle altre macroparti.
Se si riesce ad intervenire correttamente sulla Località e quindi la stessa
prende una forma compiuta che esprime l'etnia degli abitanti, nel linguaggio,
nel territorio estetico, nella partecipazione democratica delle cose pubbliche,
nell'aspetto formale del proprio ambiente, diventa molto più facile attuare gli
interscambi con le altre località.
L'aspetto compiuto e quindi formalmente genuino di una località garantisce una
maggiore possibilità di interazione verso l'esterno, la località assurge al
ruolo di diventare propositiva.
La studentessa Monica Revere si è domandata:
3) - "Se la realtà della località mediata dalle opere d'arte arriva (a noi)
integra o può arrivare mediata dalla capacità interpretativa dell'artista,
quindi la realtà della località può arrivarci incompleta".
Posso interpretare il contenuto di questa domanda cogliendo la preoccupazione
del "se si è impediti a svolgere la ricerca nella località e quindi la sua
comprensione quando si perde la conoscenza delle tecniche che si sono attuate
nella località stessa"
Certamente questo fatto diminuisce il nostro grado di comprensione, ma se la
raccolta dei nostri rilievi la si pone nel contesto interattivo dello scambio
del maggior numero di informazioni della località, si può sensibilmente
avvicinarci ad una rappresentazione abbastanza completa del suo aspetto
ecologico Formale.
La studentessa Simona Montini si è domandata:
4) - "Quale è il rapporto tra l'Arte Moderna e la Natura "
Qui occorre premettere che esiste il problema della contemporaneità, vale a dire
che per i contemporanei alla propria stagione dell'arte è più difficile
distinguere il valore intrinseco del messaggio artistico che non quello mediato
dalla distanza Storica di un'opera antica.
Inoltre occorre distinguere nella ricerca artistica di ogni autore l'opera
d'arte vera e propria, cioè quella il cui contenuto è innovativo e quindi
propositivo, anche se questo requisito valeva anche nell'arte dei passati
periodi storici.
Detto questo è evidente nelle autentiche opere d'arte della nostra
contemporaneità, che esiste senz'altro il rapporto con la Natura. Non dobbiamo
dimenticare che è proprio il compito dell'Arte quello di permetterci
l'adattamento fisiologico percettivo al contesto Naturale e al Territorio
Estetico Locale (17a). E anche la nostra epoca non sfugge a questa
considerazione.
BIBLIOGRAFIA
(14)-Albert Einstein, The Meaning of Relativity, Appendix II, Methuen & Co.Ltd:,London
(1950).pagg.128-
129.
(15)-Albert Einstein, Opere scelte, Bollati Boringhieri ,Torino (1988).
(16)-Kurt Lewin, Teoria e sperimentazione in psicologia Sociale, Il Mulino,
Bologna (1972).
(17)-Mediante processi di rappresentazioni progettuali sviluppati con programmi
elettronici CAD e FUZZY, in cui si possa intervenire in modo interattivo.
(17a).-Elisa Mariani-Travi, La città moderna vista dai pittori, Universale
architettura-Collana diretta da Bruno Zevi. 1996.
*(metodologia dialettica), nella filosofia dell’800 (originata da pensatori nati
nel 1700) conserva l’accezione aristotelica greca di dialégesthai,
conversare; l’arte di discutere e di conversare.
Per Immanuel Kant (1724-1804) la metodologia attinente gli argomenti dialettici
è profondamente contradditoria, giunge a conclusioni contrastanti ed è pertanto
sofistica e quindi una sorta di logica dell’apparenza.
Per Georg Wilhelm Ffriedrich Heghel (1770-1831), il momento dialettico era
caratterizzato dal contrasto fecondo tra due concetti che conducevano ad un
terzo concetto, che inverava i due termini in contrasto.
Il termine di dialettica riacquistò così un significato positivo e pregnante.
Ispirandosi a Heghel, Karl Marx (1818-1883) ha concepito il suo materialismo
dialettico, cercando di spiegare la storia attraverso l’opposizione dialettica
delle classi sociali. (Cfr. anche “Dizionario di Filosofia”, gli autori, le
correnti, i concetti, le opere;Rizzoli Editore-Milano 1979).
**(metodologia interattiva), storicamente “la nozione di interazione o di azione
reciproca (come pure quella di interdipendenza), è una delle nozioni
fondamentali delle filosofie dialettiche e in genere di tutte quelle filosofie
che considerano i diversi fenomeni della natura e della società come legati fra
loro e condizionantesi reciprocamente. Nell’ambito dei fenomeni naturali, per es.,
l’essere vivente è modificato dall’ambiente e lo modifica a sua volta: la pianta
fissa l’ossigeno atmosferico e condiziona l’atmosfera cedendone anidride
carbonica e vapor acqueo; trae il nutrimento dal suolo e modifica al tempo
stesso la struttura e la composizione
di questo. Nell’ambito dei fenomeni sociali, i fatti economici condizionano le
decisioni politiche, ma la politica a sua volta modifica l’economia. Nessun
fenomeno naturale o sociale può essere perciò adeguatamente compreso, se viene
isolato dal contesto di cui fa parte, fungendo al tempo stesso da causa e da
effetto.” (Cfr.“Dizionario di Filosofia”,gli autori, le correnti, i concetti, le
opere;pag. 227. Rizzoli Editore-Milano 1979).
D-A complemento delle illustrazioni, vi presento una videocassetta (la n°58-59
d'archivio), che fa riferimento al testo della quarta lezione. Essa è stata
creata come Diario Pittorico di escursioni conoscitive (di chi scrive), nel
territorio dei sottoboschi della Bassa Engadina in territorio Grigionese.
Questa videocassetta rappresenta un esempio metodologico di ricerca relazionale
tra le microforme presenti nella morfologia della vegetazione e del suolo del
bosco e dello spazio circostante della località nel suo insieme.
Nell'ambito delle località formali individuate sono state sviluppate le
relazioni interattive tra di esse per riproporle come frammenti morfologici.
In seguito si possono manipolare ulteriormente in modo interattivo applicando
algoritmi formali, come i cambiamenti di scala, di percorsi percettivi visuali
nello spazio tridimensionale e delle luci per ottenere e selezionare un insieme
di matrici formali atte alla simulazione e alla progettazione ambientale.
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(Mario Galvagni-Pavia,17/3/1998 e Parma 23 marzo 2007))
Aggiornamento maggio 2008
E-mail: mario.galvagni@libero.it
Website:
http://digilander.libero.it/galma ;
http://antithesi.it ;
www.architetturaorganica.org
Fonte : si ringrazia l'Architetto Organico Mario Galvagni che ha cortesemente inviato questo scritto, tratto dalle sue lezioni per il seminario sulla Ecologia della Forma, alla Redazione del Portale.
Note biografiche sull'Architetto Organico Mario Galvagni al link del Portale :
Mario Galvagni (1928) Architettura Organica Sperimentale come Ecologia della Forma
Fonte foto : http://digilander.libero.it/galma
Per approfondimenti, sito ufficiale di Mario Galvagni : http://digilander.libero.it/galma
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