ARCHITETTURA ORGANICA

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ARCHITETTI ORGANICI : 

architetti che hanno applicato i principi dell'Architettura Organica

 

 ARCHITETTI ORGANICI ITALIA  : Aldo Loris Rossi


 

ALDO LORIS  ROSSI

Architettura Organica come protesi della natura (1933)    

 

                

“ … La realizzazione della ‘città prossima ventura’ post-industriale deve tendere alla convergenza tra economia ed ecologia e coincidere con la prospettiva di una nuova frontiera ecopolitana …pacificazione tra esosfera e tecnosfera … oggi il ‘diritto alla qualità estetica’ è un’esigenza inderogabile almeno pari agli altri diritti dell’uomo … i nuovi interventi di ristrutturazione delle aree urbane si configureranno come ‘frammenti metropolitani’ eco-compatibili , cioè come organismi spaziali polifunzionali , ad autosufficienza energetica e , al limite , produttiva … essi saranno organicamente inseriti nella città e nel territorio , in equilibrio con l’ambiente e coerenti con uno sviluppo economico sostenibile … in tale prospettiva emerge in tutta la sua vitalità e attualità l’insegnamento dell’Architettura Organica  fondata sul paradigma della natura , dalla quale si sono sviluppate le recenti ricerche dell’architettura e dell’urbanistica bioclimatica … “    Aldo Loris Rossi  

 

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  Casa del Portuale , Napoli (1968-1980)

 

 

L’architettura di Aldo Loris Rossi è una sinfonia di forme e spazi che si alternano, si rimandano, discorrono tra loro in un “unicum organico” grandioso.  Aldo Loris Rossi sa ricavare dallo spazio architettonico e dalle sue forme e funzioni effetti straordinari ed una forza espressiva che pochi architetti al mondo hanno la capacità di realizzare. E’ un architetto, un urbanista ma anche, e soprattutto, un grande artista creativo che ha un sincero amore per l'architettura ed una ricchezza interiore da comunicare e donare agli altri.

Una radice profonda e vitale della sua architettura la troviamo nell’architettura organica di Frank Lloyd Wright, scrive infatti Aldo Loris Rossi di questo grande maestro dell’architettura: “…L’edificio si sviluppa dall’interno verso l’esterno, non c’è mai separazione netta tra le due spazialità. Anche la struttura portante è concentrata il più possibile all’interno mediante la tecnica dello sbalzo, ossia del mantenimento di un piano orizzontale solo su un lato del perimetro o su punti interni al piano stesso: il fungo o l’albero ad esempio seguono lo stesso principio. Nel capolavoro di Wright, casa Kaufmann, meglio nota come Casa sulla Cascata, la natura sembra penetrare nella casa e la casa aprirsi verso la natura in una tensione reciproca continua. La centrifugazione dello spazio continuo, ossia l’allontanamento dal centro verso l’esterno di uno spazio privo di separazioni, si tradurrà in una chiara immagine nella spirale del museo Guggenheim di New York, ma è già presente nella Casa sulla Cascata dove il centro è rappresentato dal focolare domestico, il camino, e lo sviluppo della casa avviene in maniera avvolgente attorno ad esso…”. La sua conoscenza e predilezione per l’Architettura Organica non nasce a caso.

Aldo Loris Rossi nato a Bisaccia (AV) nel 1933 studia a Napoli.   Si iscrive, ma non frequenta, la facoltà partenopea: è sostanzialmente un autodidatta, si forma studiando e fotografando con taglio critico le opere dei maestri del Movimento Moderno. In seguito diverrà professore ordinario alla Facoltà di Architettura di Progettazione Architettonica. E’ stato allievo e amico di Bruno Zevi e di Luigi Piccinato ( maestri rispettivamente dell'architettura e urbanistica organica italiana, fondatori nel 1945 dell’APAO – Associazione per l’Architettura Organica), e allievo di Giulio De Luca , tra i migliori esponenti dell’APAO a Napoli. Nei primi anni cinquanta, ancora giovanissimo, incontra Paolo Soleri impegnato nella costruzione a Vietri sul Mare della Ceramica Solimene.

Negli anni della prima contestazione studentesca, fra il 1950 e il 1960, frequenta artisti e letterati e partecipa alla redazione di riviste d'opposizione politica e intellettuale. Sin dalla formazione e poi come professionista e docente universitario, si è posto in condizione di volontario isolamento dall'ambiente accademico napoletano; viceversa ha sempre tenuto contatti e relazioni culturali con gruppi di avanguardia. 

Negli anni della sua formazione Aldo Loris Rossi ha approfondito le sue conoscenze artistiche ed in particolare le avanguardie: futurismo, espressionismo, neoplasticismo, costruttivismo, elaborando così un suo linguaggio personale e creativo, “…tra i più originali dell’intero panorama architettonico contemporaneo, basato sull’esplosione controllata della scatola edilizia e sullo sviluppo centrifugo delle costruzioni a partire da un nucleo resistente centrale, mediante matrici generalmente circolari…”.

La maturazione della sua architettura vede coincidere la sua concezione con i presupposti che Bruno zevi andava formulando a fondamento di un linguaggio moderno dell’architettura, contrapposto al razional-classicismo, totalitario e disumano. Aldo Loris Rossi incarna pienamente nell’architettura le ormai famose invarianti moderne zeviane e celebra una architettura anti-classica i cui punti di riferimento diventano: la complessità, il disordine, l’asimmetria, la scomposizione volumetrica, la geometria irregolare e informale, l’irrazionalità, la libertà assoluta dell’artista, l’invenzione sperimentale e la molteplicità formale.

La continuità compositiva viene dato dal processo generativo spaziale, che si sviluppa dall’interno all’esterno, con un movimento esplosivo-formale: ritroviamo in esso la ricerca del continuum urbano-territoriale, il dialogo tra concentrazione e rarefazione volumetrica, la stratificazione polifunzionale e formale, la temporalizzazione organica degli ambienti e l'azzeramenti sintattico.

Il linguaggio architettonico di Aldo Loris Rossi coniuga morfologie organiche, fascinazione megastrutturale, passionalità espressionista e ascendenze futuriste e costruttiviste. L'architettura è intesa come laboratorio di ricerca sul campo, nasce così l'idea della "città-struttura" e del "materiale abitabile per l'urbatettura". Focalizza l'attenzione sul rapporto sociale tra architettura e partecipazione e sposta l'articolazione spaziale a livello di polifunzionalità e policentricità, stabilisce nelle sue opere un rapporto organico con la natura e con l'ambiente antropico senza cadere nell'omologazione ma, anzi, esaltando l'aspetto creativo ed espressivo come principio di biodiversità..

Punto di riferimento ideologico di Aldo Loris Rossi nello sviluppo della sua concezione architettonica è la seconda avanguardia, cioè tutti quei "...movimenti capaci di riprendere il filo rosso che conduce dall'arte alla vita...". Tende ad un rinnovato ed espressivo umanesimo, crede nella libertà di espressione e nella validità di comportamenti emotivi, irrazionali e personali, rifiuta qualsiasi visione unitaria preordinata, esalta l'idea centrale di "spazio vivente" e di "arte-azione".

 

 

 

Edificio pubblico , a Bisaccia (AV), 1983.

 

Aldo Loris Rossi applica questa sua originale e creativa concezione architettonica a diversi livelli, fino ad arrivare alla dimensione urbana, territoriale, regionale e planetaria, e sviluppa un nuovo modello urbano "ecopolitano".

Tre sono i grandi temi che ha affrontato nella sua carriera: l’utopia radicale delle macrostrutture, l’attenzione alla dimensione territoriale e paesaggistica, la concretezza realizzativa in contesti anche storici.

La sua infatti è anche una ricerca sul sociale, sullo spazio ed i comportamenti umani. Auspica di ripartire dallo spazio puro esente da regole, dallo spazio istintivo, dal grado zero dell’architettura: lo spazio preistorico. La sua ricerca protesa verso il futuro assegna un ruolo di protagonisti allo spazio ed alla vita che vi si svolge, a comportamenti sociali ottimali, migliorativi e costruttivi. Difende la Living-architecture come diritto alla biodiversità. In tal senso ha affrontato di recente la questione della “rottamazione” dell’edilizia post-bellica priva di qualità, e il necessario riequilibrio delle aree urbane con conseguente rilancio dell’economia nella nostra epoca post-industriale.

Fra le opere più importanti di Aldo Loris Rossi si segnalano: progetto di Unità Urbana a sviluppo verticale, 1960; Edificio Residenziale in via S. Giacomo dei Capri a Napoli, 1966;  Complesso Parrocchiale di S. Maria della Libera a Portici, 1966; Servizi sociali per i lavoratori del porto di Napoli, 1968-1980; l'ipotesi del Materiale Abitabile "Città-Struttura" come modello teorico di un insediamento a sviluppo verticale per 250.000 abitanti; progetto per la sistemazione e conservazione del Rione Terra a Pozzuoli, 1975; l'Unità Urbana a servizi integrati a Ponti Rossi a Napoli, 1979; il piano di zona 219/81 di Bisaccia (AV) con i vari edifici pubblici 1981-1989; progetto della Stazione Moregine della Circumvesuviana a Castellammare di Stabia, 2006.

Aldo Loris Rossi dimostra con la sua architettura della necessità di progettare una trasformazione dell'ambiente capace di, scrive di lui Massimo Locci,  "...restituire alla vita quotidiana lo sfondo congeniale per la comunicazione e insieme conferire corporeità allo spazio: un'architettura urbana intesa come un grande corpo organico e in cui il rapporto ecologico si estende dal territorio all'individuo e viceversa. Nella sua visione organica i singoli frammenti spaziali sono compositivamente in conflitto, ma plasticamente interagenti; realizzano nel continuum morfologico una sorta di polarità competitiva che procede per scarti e condensazioni, sostituendo alla commisurabilità metrica l'omologia morfologica...".

Attualmente la ricerca architettonica di Aldo Loris Rossi è rivolta all'affermazione di un'architettura liberata da incrostazioni metodologiche e orientamenti culturali, un'architettura che si confronta organicamente non solo con il territorio ma che si pone anche come struttura massmediale per adeguarsi ai linguaggi delle nuove tecnologie ed esprimente lo spirito del tempo.

Sviluppa così una tematica di iperrealismo neorganico interpretata da Aldo Loris Rossi magistralmente nel suo recente progetto per la Stazione Moregine, dove volumi aerodinamici e sinuosità organiche si pongono come testo critico tridimensionale nel continuum territoriale antropico e naturale, per stimolare nel sistema urbano coercitivo degli spazi pubblici una presenza architettonica creativa, viva e propositiva.

 

 

 

Stazione Moregine, Linea Circumvesuviana, 2006.

 

 

 


 

Fonte :  http://web.tiscali.it/aldolorisrossi  

www.aldolorisrossi.it   Sito ufficiale di Aldo Loris Rossi  (in costruzione)

Aldo Loris Rossi , La concretezza dell'utopia , a cura di Massimo Locci , Universale di Architettura (testo & immagine), Torino, 1997.

Aldo Loris Rossi & Donatella Mazzoleni , by Friends of Kebyar , Volume 12.1, N°57, Portland, Oregon, 1994.

Rottamazione dell'edilizia post-bellica, priva di qualità , articolo di Aldo Loris Rossi  www.mancosueditore.it/Focus/rottamazione.asp 

Biennale 2006 . Il ritorno all'età della "pietra portante"! , articolo di Aldo Loris Rossi pubblicato sulla rivista L'Architetto Italiano , n° 16, ottobre/novembre 2006.

Iperrealismo Neorganico: Moregine Station, Circumvesuviana Line , articolo su Aldo Loris Rossi di Carlo Paganelli sulla rivista L'Arca , n° 222, febbraio 2007.

 

 

 


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